Paulette - (Jérôme Enrico, 2012) - Recensione
Ho dubitato molto, prima di vedere questo film: la figura di Paulette (Bernadette Lafont) con il fazzoletto in testa, da "sciura" di qualche decennio fa non mi convinceva affatto. La faccia non c'entrava nulla con il personaggio che rappresentava, per cui, gia' l'immagine della locandina mi insospettiva sul reale valore del film.
Pero' alcune recensioni positive e il gradimento del pubblico mi hanno portato a considerarne la visione.
Be', diciamo che la prima impressione era quella che si e' rilevata piu' giusta...
Paulette e' una donna relativamente anziana reduce da un'esperienza di vita non molto positiva. Dopo un periodo di successo per la brasserie che gestiva con il marito, la morte (forse per alcolismo) di quest'ultimo ha provocato una crisi che l'ha portata addirittura a rovistare nei bidoni della spazzatura alla ricerca del cibo, sebbene la casa (popolare) dove abita non era particolarmente dimessa.
A causa di debiti, le viene sequestrato parte del mobilio, televisione inclusa.
Il carattere, forse a causa delle vicissitudini, si e' fatto orribile. Astiosa, razzista, aggressiva anche nei riguardi di altre sciure che rovistavano come lei nelle pattumiere. Insomma, un personaggio decisamente poco gradevole.
Ha una figlia sposata con un uomo di colore, poliziotto, che chiama "lo sbucciabanane" e un nipotino (Leo) che odia (anche se lui e' tanto, troppo buonino, con 'sta nonna francamente st...za).
Si accorge che nel quartiere dove abita (malfamatissimo) circolano parecchi soldi "grazie" alla droga, per cui, per tentare di risollevare le sue sorti economiche decide di entrare nel "business", e si offre come spacciatrice al delinquente-capo del quartiere, Vito.
Gli "affari" cominciano ad andare bene, anche grazie all'invenzione, casuale, di una torta all'hashish che avra' un successo notevole, e in questo e' aiutata dalle comari sue amiche del centro anziani.
Ma l'ambiente della malavita, dal quale avrebbe voluto staccarsi, in fondo, non fa per lei e, alla fine, riesce a tirarsi fuori, cambiando completamente vita.
Il film richiama alla mente un altro lungometraggio: "L'erba di Grace", che pero' per qualita', grazia, intelligenza e, per quanto possibile, verosimiglianza, surclassa Paulette.
Sempre ciondolante tra il politicamente scorretto e il patetico, il film riesce addirittura ad annoiarmi. Tutto appare gia' visto e sentito, e questo nonostante certe assurdita' evidenti.
Insomma, non mi e' piaciuto affatto, anche se, a quanto pare, il mio parere (e anche quello di mia moglie) non sono condivisi da tutti...