Il quinto potere - (Bill Condon, 2013) - Recensione
Ho sempre ritenuto la vicenda di Wikileaks molto interessante. Il suo fondatore e maggiore artefice dell'operazione, Julian Assange, coadiuvato da poche altre persone, tra le quali Daniel Domscheit-Berg, suo portavoce, ha cercato (con successo) di illustrare al grande pubblico (o quasi) quanta differenza ci sia tra quello che i potenti di turno e i "poteri" in generale dicono e quello che pensano davvero e la realta' che ci sta dietro.
Hackerando i siti dove queste informazioni ci possono essere, lui e pochi altri hanno acquisito le notizie segrete e non e le hanno poi fatte filtrare sui media pubblici. Il tutto ha messo in grande imbarazzo molti governi, primi fra tutti gli Stati Uniti per i quali Assange e' attualmente un pericoloso ricercato da sbattere in galera per sempre.
Il fine dell'operazione, a parte qualche leggerezza di troppo e il personaggio con "luci ed ombre" di Assange (o almeno come i media ce lo hanno descritto), in principio, non era affatto male, e la storia sufficientemente interessante perche' qualcuno ci volesse fare un film. Anche il "look" di Assange, con i capelli tinti di bianco a causa di una appartenenza ad una particolare setta religiosa (da bambino), come ci vuole far credere il film, o bianchi naturali come invece afferma Julian, era cinematograficamente intrigante.
Peccato che il risultato non sia all'altezza delle possibilita' (anche se, in realta', a me i film su episodi realmente accaduti convincono sempre pochissimo).
Alla fine ci si annoia, ci si annoia parecchio. Molto tempo si passa guardando qualcuno che ticchetta sulla tastiera di un computer che mostra sullo schermo improbabili scrittine verdi che "scrollano" in alto e in basso. Un tipo di schermata che non si vede piu' da anni nei nostri PC.
La storia, incentrata, alla fine, sui dissensi tra Assange e il suo socio, non e' affatto avvincente (tra l'altro non e' piaciuto neanche ad Assange stesso, che peraltro non ne esce benissimo) e il lungo monologo finale, sui titoli di coda, e' veramente mortale.
Insomma, il lavoro di Bill Condon, su soggetti presi da libri usciti sull'argomento Wikileaks (uno dei quali del suo ex socio Daniel Domscheit-Berg) non mi e' piaciuto, cosi' come, mi pare, non sia piaciuto alla maggioranza di chi l'ha visto.