The Dancer - (Fred Garson, 2001) - Recensione
L’argomento di questo film (sceneggiato da Luc Besson) poteva non essere pessimo: una ballerina di colore, India, muta (ma ovviamente non sorda) balla da dea. Uno scienziato si appassiona al suo caso e realizza una “macchina” per aiutarla ad esprimersi.
lei si esibisce ogni sera in un club dove un insopportabile presentatore, grasso e sudato, celebra l’incontro tra un disc jockey assatanato che cambia vorticosamente il ritmo dei dischi che mette su e la povera India, che si dimena come un ossesso per seguirne i tempi, aiutata da una folta criniera di lunghe treccine che confondono ancora di piu’ le gia’ movimentatissime movenze.
India lavora in un centro per bambini muti e tenta un provino a Broadway. Sta per passarlo ma, quando scoprono che non puo’ parlare, la scartano.
Uno scienziato (giovane) che se ne sta giorno e notte in un laboratorio a progettare qualcosa che ne’ lo spettatore ne’, evidentemente, lui sanno cosa possa essere, ha l’illuminazione quando, forzato ad uscire per andare a distrarsi un po’, vede la ballerina assatanata al club. Ne rimane estasiato e decide che la sua invenzione sara’ qualcosa che trasforma le movenze della bella India in suoni.
Nonostante le resistenze del fratello (scemo) di India, lei prova il “macchinario” e ne è affascinata, cosi’ come gli spettatori del club quando la macchina “traduttrice” delle movenze di India in suoni è trasportata in quel luogo (e lo scienziato è consenziente).
Diciamo che lo “svolgimento” di questo tema mi ha deluso parecchio. Il fratello non particolarmente dotato e tutti gli incredibili personaggi di contorno (incredibili non perche’ particolarmente originali ma proprio perche’ frutto della piu’ banale immagine stereotipata dei giovani e meno giovani d’oggi, anzi di un decennio fa, dato che il film è del 2001), ci regalano 90 minuti di dialoghi per lo piu’ imbarazzanti.
Diciamo che l’unica che si salva un po’ è India (Mira Frye), appunto perche’, muta, non puo’ dire nulla.
Indicato per i cultori del ballo hip-hop e per le musiche relative.
Astenersi tutti gli altri.