Les choristes - I ragazzi del coro - (Christophe Barratier, 2004) - Recensione
Questo di Barratier e' un ottimo esempio di film interessante, o almeno godibilissimo, senza essere stupido o banale. Anzi, direi che e' un film per certi aspetti assolutamente tradizionale, ma pensato e girato in modo impeccabile.
Un affermato direttore d'orchestra riceve la notizia della morte della madre. Dopo il funerale, incontra un vecchio compagno di collegio che gli porta il diario del sorvegliante dell'epoca, Clément Mathieu. Inizia a leggerlo e da qui si entra nel cuore della storia del film, ambientato poco dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Clément Mathieu (interpretato da un ottimo e buffo Gérard Jugnot) e' un musicista di scarso successo che riesce ad avere un posto come sorvegliante in un istituto per ragazzini "difficili".
Il direttore e' un imbecille severissimo che, nonostante le vessazioni che impartisce frequentemente ai "vivaci" (eufemismo) ragazzotti che a molti appaiono come delinquentelli (e forse qualcuno cosi' c'e' davvero) non riesce ad ottenere nulla di buono (anzi).
Mathieu, con umanita' e comprensione, malgrado le iniziali prese in giro dei ragazzini, riesce, nonostante lo scetticismo e la contrarieta' del direttore, a formare un eccellente coro al quale insegna canzoni da lui stesso composte.
In questo coro partecipa anche un ragazzino dotato di una voce, un'intonazione e una predisposizione alla musica che colpiscono Mathieu, cosi' come sara' colpito dalla sua bella ragazza-madre, ma con scarsa fortuna.
Il ragazzino (Pierre Morhange) non e' certamente un soggetto semplice, ma, alla fine, Mathieu riuscira' ad indirizzarlo, con l'aiuto della madre, a scuole di indirizzo musicale che lo faranno diventare il musicista affermato visto all'inizio del film.
La trama appare semplice, quasi banale, ma il film e' pensato e diretto molto bene. Anche le musiche contribuiscono a rendere emozionante questo piccolo film, che peraltro ha avuto molto successo, soprattutto in Francia. E' anche stato selezionato dalla Francia per partecipare all'oscar del miglior fil straniero del 2005.
Tra l'altro, il regista, di formazione musicale e al suo primo lungometraggio, ha composto anche le musiche, molto azzeccate, direi.
In conclusione non posso fare altro che consigliare la visione di questo piccolo gioiello della cinematografia francese che, senza particolari pretese di autorialita', e' entrato a far parte della cerchia dei film "cult" che si devono vedere assolutamente, magari lasciando a casa la "puzza sotto il naso" di chi vede solo film di Truffaut, Godard e compagni.