Il velo dipinto - (John Curran, 2006) - Recensione
Il film si svolge negli anni 20.
Una ragazza piuttosto caruccia della buona borghesia inglese (si tratta di Naomi Watts che interpreta Kitty Garstin) piace moltissimo ad un grigio giovanotto che di mestiere fa il batteriologo e che sta per trasferirsi in Cina, a Shanghai. Si tratta di Walter Fane, interpretato da Edward Norton.
A lei questo tipo non interessa granche', ma in famiglia ha qualche attrito, soprattutto con la madre e, non molto convintamente, accetta di sposarlo. Lui, tra l'altro, visto l'imminente trasferimento, aveva chiesto la sua mano dopo una conoscenza veramente breve. Una specie di aut-aut che non sara' l'unico della vicenda.
In Cina Kitty si annoia parecchio, anche perche' l'ambiente cinese e' quello che e' e il marito e' presissimo dal lavoro.
Di questo ne approfitta quel bel tomo del viceconsole inglese, conosciuto (assieme alla moglie) durante i ricevimenti, e cosi' fu che la bella Kitty tradisce il marito, che pero' ben presto scopre la tresca.
E qui giunge il secondo aut-aut. Una specie di ripicca infantile e feroce. In un paese non distante da Shanghai e' scoppiata un'epidemia di peste. Lui decide di andare li' per cercare di controllare l'epidemia portandoci anche la moglie, altrimenti chiedera' il divorzio per adulterio. Chiaramente il bel tomo del viceconsole se ne guardera' bene dal lasciare la moglie per la povera Kitty, che a questo punto e' costretta ad andare (pericolosamente) col marito. Nel paese dove la gente muore come le mosche di colera si trovera' una occupazione accudendo i bambini di un convento di suore. Dopo poco ha un malore. Non si tratta per fortuna di colera ma di una gravidanza., ma neanche lei sa di chi: il marito o il viceconsole?
Il velo dipinto, tratto dall'omonimo romanzo di William Somerset Maugham, e' un film di impostazione decisamente classica ma altrettanto decisamente posso dire che e' molto ben fatto. Dall'inizio alla fine, accompagnati dall'eccellente colonna sonora di Alexandre Desplat, il pubblico e' trasportato in un ambiente inusuale della Cina dell'epoca, dove gia' si avvertono forti spinte nazionalistiche e un'avversione palpabile verso gli colonizzanti inglesi, che tra l'altro peggiora la qualita' della vita dei protagonisti.
Sicuramente il regista, John Curran, ha fatto un buon lavoro, ma, secondo me, gran parte del merito va alla protagonista femminile, una Naomi Watts in stato di grazia che, con misura e capacita', tratteggia un personaggio molto "vero".