La vita di Adele- (Abdellatif Kechiche, 2013) – Recensione
Adele è una arruffata ragazzina all’ultimo anno di liceo classico che vive a Lille, in Francia. Adora mangiare, soprattutto le grandi porzioni di pasta alla bolognese che le prepara il padre. Le piacciono i bambini, leggere, e (forse) un ragazzotto della sua scuola che la guarda spesso, e per questo è incoraggiata dalle compagne di classe a stare con lui. L’occasione le capita sul bus, dove il ragazzo le si avvicina e rompe il ghiaccio.
Ma la storia durera’ molto poco. Adele è insoddisfatta, anche se non sa di preciso il perche’, e lo lascia.
Rimane molto turbata da una ragazza con i capelli dalle sfumature blu che vede passare per caso sulla strada, abbracciata ad un’altra ragazza.
La ritrova in un locale per lesbiche, dove si reca, da sola e per la prima volta, forse alla sua ricerca. Anche la ragazza dai capelli blu (Emma) è colpita da Adele. Insomma, tra le due scatta quel meccanismo chimico-fisico che è generalmente chiamato “colpo di fulmine”.
Emma (al contrario del ragazzotto che l’ha preceduta) è colta, di qualche anno piu’ in la’ con gli anni, frequenta le Belle Arti.
Adele diventera’ la sua musa e la sua modella, nonche’ cuoca e cameriera per i variopinti amici artisti di Emma quando organizza feste a casa sua.
Poi, arriva un periodo lavorativamente critico per Emma che talvolta la trascura, frequentando, per ragioni di lavoro, Lise, lesbica pure lei e per di piu’ incinta. Questa situazione fa si che Emma (dall’identita’ sessuale ancora un po’ incerta) cedesse (complice forse anche l’alcol) alla discreta corte di un suo collega di lavoro (nel frattempo Emma aveva cominciato a lavorare in una scuola materna).
Emma scopre l’avventura di Adele e la caccia brutalmente da casa.
Si ritroveranno qualche tempo dopo, con Emma che sta con Lise e la bambina, mentre Adele si incamminera’ (forse) verso una sua nuova strada, lontano da Emma.
Ho voluto vedere questo film, tra l’altro palma d’oro a Cannes 2013, perche’ ne avevo letto le lodi (distrattamente). Mia moglie, che aveva letto meglio, era titubante a causa di presunte scene di sesso lesbico piuttosto esplicite e prolungate. Scene che, puntualmente, ci sono state e che effettivamente durano un tempo esagerato. Ma anche il film è molto lungo: tre ore filate che pero’, a mio parere, non annoiano mai.
A prescindere dalla storia, che, detta cosi’, puo’ sembrare relativamente comune (una specie di love story in salsa omosex), quello che mi ha piacevolmente sorpreso sono stati i dettagli del film, i dialoghi, le situazioni, l’atmosfera e, sicuramente, la recitazione di tutti gli attori.
Adele, in particolare, è terribilmente accattivante. Bella ma non perfetta, con lo sguardo sempre un po’ perso come spesso è lo sguardo delle adolescenti, i capelli sempre in disordine con ciuffi perennemente davanti agli occhi, interpreta perfettamente il suo personaggio. Nei prossimi film vedremo se quella è l’unica parte che le viene bene o no. Lei è Adèle Exarchopoulos (stesso nome del film), una giovane promessa della cinematografia francese, nata nel 1993.
Il regista è di Abdellatif Kechiche, di nazionalita’ tunisina, naturalizzato francese. Affronta (a mio avviso bene) un tema sicuramente lontano dalle tradizioni e dal modo di pensare della sua terra. In effetti nel film molte musiche e molti personaggi di contorno appaiono come nordafricani. Di lui ricordo “Cous cous”, un interessante film del 2007 (http://petardo.over-blog.it/article-cous-cous-abdel-kechiche-2007-109824997.html) e “La schivata”, anche questo notevole, del 2003.
Il soggetto de “La vita di Adele” è ispirato a un romanzo a fumetti dal titolo “Le bleu est une couleur chaude” di Julie Maroh.
Insomma, se non vi inquietano scene di amore saffico (che comunque, avrebbero potuto benissimo essere omesse, o quantomeno accorciate di brutto), secondo me questo è un film da vedere.