Diaz - Don't Clean Up This Blood (Non pulire questo sangue) – (Daniele Vicari. 2012) - Recensione
Francamente non avevo molta voglia di rivedere questo film. Rappresentava una vicenda che, all’epoca, nel luglio 2001, durante il G8 di Genova, mi fece troppo stare male.
Stavo male soprattutto come italiano, cittadino di un paese dotato di forze dell’ordine (o almeno di una parte di queste) dalle caratteristiche degne di un paese a regime dittatoriale in stile sudamericano, e per di piu’ peggio coordinate e dirette.
Il film racconta le vicende che hanno portato alla sciagurata e inutile irruzione di 350 poliziotti assetati di sangue e vogliosi di menare le mani, anzi, il “tonfa”, su tutte le persone di qualunque eta’ e nazionalita’ che stavano riposando all’interno della scuola Diaz, adibita a dormitorio e centro stampa.
Successivamente all’immane pestaggio, la sconvolgente processione degli “arrestati” nella caserma di Genova Bolzaneto. Dopo il pestaggio alla scuola vennero fatti oggetto di ulteriori inutili, crudeli vessazioni e torture. Da notare che agli arrestati saranno poi prosciolti da tutte le accuse, perlopiu’ inventate per giustificare la mattanza alla Diaz che solo per un puro caso non ha provocato vittime.
Il racconto non si svolge in modo puramente cronologico, ma tramite molti flash-back anche ripetuti. Si cerca di dare una ragione (se mai ce ne possa essere) ad una irruzione che, per molti, è stata, assieme a quanto avverra’ a Bolzaneto, la notte della democrazia (e della legalita’ da parte delle forze dell’ordine, aggiungo) italiana. In particolare, sara’ ripetuta piu’ volte la caduta di una bottiglietta (vuota) di vetro lanciata da qualcuno durante una contestazione da parte dei “no global”, considerata come cio’ che fece scattare la follia da parte dei vertici e poi degli esecutori materiali dell’irruzione.
Sconvolgenti al pari del pestaggio, raffigurato con una certa crudezza ma senza effetti “splatter”, le menzogne da parte di chi avrebbe dovuto mantenere l’ordine e che invece creava prove false per giustificare nefandezze, come il ritrovamento di bottiglie molotov (che comunque non avrebbero giustificato tutto questo) che poi si scopriranno essere state introdotte alla Diaz dalla polizia stessa.
Da sottolineare il fatto che le, ripeto, sconvolgenti realta’ rappresentate sono tutte rigorosamente frutto dei risultati delle indagini condotte successivamente, a carico dei responsabili (oserei dire mandanti) e degli esecutori materiali delle nefandezze perpetrate. Indagini che, purtroppo, pur avendo accertato le colpe delle forze dell’ordine (anche se il nome appare qui beffardo), tra prescrizioni e leggi mancanti (clamorosa è l’assenza del reato di tortura) non hanno portato nessuno in galera o al licenziamento dall’arma (per incapacita’ e indegnita’, aggiungo).
Il fallimento delle forze dell’ordine è ancora piu’ cocente se si considerano le devastazioni fatte in pieno giorno da parte dei Black Block. Filmati in diretta, talvolta sotto gli occhi della polizia, queste devastazioni sono avvenute senza che la polizia stessa avesse la forza di intervenire... a meno che inconfessabili complicita' lo impedissero...
Il corale film di Daniele Vicari emoziona e indigna, nonostante il rigore civile con il quale è girato. Coinvolgenti, al pari delle immagini, le musiche di Teho Teardo e, in sottofondo, Manu Chao.
Eccellenti gli attori, tra gli altri, Elio Germano e Claudio Santamaria.