Viola di mare - (Donatella Maiorca, 2009) - Recensione
Curioso film di Donatella Maiorca, ambientato nella Sicilia dell’ 800, in un piccolo paese in riva al mare la cui attivita` principale e` legata alla cava di tufo del marchese.
Liberamente tratto dal romanzo di Giacomo pilati "minchia di re", ha per fortuna cambiato titolo, ma non soggetto. Infatti la "viola di mare" e' la "minchia di re" cioe' un pesce che, pare, quando si acoppia cambia sesso.
Angela (Valeria Solarino, eccezionalmente bella ed eccezionalmente brava) e Sara (Isabella Ragonese), amiche fin da bambine, si rivedono dopo molti anni durante i quali Sara e` andata in citta` al servizio della famiglia del marchese, mentre Angela e` rimasta in paese.
Angela e`, forse da sempre, innamorata di Sara, e quando la rivede non resiste e le si dichiara: Sara dapprima e` turbata, ma ben presto la ricambia.
Un amore lesbico nella Sicilia dell’800 e` a dir poco improponibile: Angela subisce un durissimo contrasto con l’autoritario padre(Ennio Fantastichini), che la rinchiude in una cantina buia per molti giorni, dopo la rivelazione seguita al suo rifiuto di sposare un ragazzo del paese.
La madre di Angela e` una donna sciupata, tradita dal marito-padrone e da lui vituperata per non aver avuto un figlio maschio; quasi cercando una rivalsa, trova il coraggio di intervenire e convince il marito a liberare Angela e a permettere la relazione dichiarando a tutto il paese che Angela e` in realtà Angelo, un uomo.
Il paese, ovviamente, non e` sordo ne` cieco, ma nessuno parla apertamente perche` il padre di Angela e` una specie di piccolo boss che comanda i lavoratori della cava.
L’operazione-matrimonio, per quanto assurda, sembra quasi perfettamente riuscita: manca un bambino, desiderato da entrambe, e per averne uno si ricorre all’aiuto dell’ex spasimante di Sara.
Angela riprende i suoi abiti femminili e si prendera` cura del bambino.
I vari aspetti dell’ipocrisia collettiva e delle passioni umane vengono approfonditi in un contesto storico-sociale molto ben delineato che finisce per rendere “credibile” la storia.
Immagini di una Sicilia arretrata e rurale, poverissima, classista e silenziosa, con i suoi pregiudizi e le sue convenzioni sorrette anche dall’ignoranza.
Notevole la colonna sonora di Gianna Nannini che, per fortuna, non canta se non solo sui titoli di coda. Il tipico lirismo della Nannini in un misto musicale di antico e moderno, con fendenti di chitarre elettrificate e distorte che tagliano l'antico tufo delle case e dei viottoli senza tempo.
Note: e' parlato solo in italiano e i sottotitoli sono in italiano, per i non udenti e, qualche volta, per i non siciliani...
