Vincere - (Marco Bellocchio, 2009) - Recensione
Marco Bellocchio svela un aspetto pressoche’ sconosciuto tra le tante vicende riguardanti Benito Mussolini: l’esistenza di una moglie, Ida Dalser, da lui sposata a Milano prima del matrimonio con Rachele, che sarà la first lady ufficiale durante tutto il periodo della dittatura.
Sconcertante tutta la storia, a partire dal doppio matrimonio (perchè il primo non fu mai annullato, ma furono fatti sparire i documenti), dalla presenza di un figlio riconosciuto, ma mai accettato davvero, fino al trattamento riservato a Ida Dalser: rinchiusa in manicomio fino alla morte, e separata dal figlio rinchiuso in un collegio e quindi anch'esso in manicomio.
Il film si avvale di filmati originali dell’epoca che mostrano i diversi aspetti della vita di Mussolini dalla scalata al potere al crollo, ovvero a partire da quando era direttore dell’Avanti fino alla dittatura, alla guerra e alla sua fine politica (e umana).
Il Mussolini “privato” che esce da questo film appare meschino, arrivista e donnaiolo. Il trattamento riservato a Ida appare di estrema crudeltà e perfino incomprensibile: ma forse uno storico saprebbe spiegare quale sia stata la motivazione di questo comportamento.
Il Mussolini pubblico appare circondato da servi che ubbidiscono senza riflettere, da folle ubriache e da donne, ahimè, affascinate dal personaggio: io però, vedendo i filmati dei suoi discorsi dal balcone, delle sue facce, sentendo le sue frasi, vedendogli dondolare dietro la nuca il fiocchetto del fez a ogni frase pronunciata con irruenza e proterva gestualità, non riesco a trattenere un pensiero: come ha potuto, un uomo così ridicolo, diventare capo assoluto di una nazione?
Ma questo è probabilmente uno dei grandi misteri della storia, insieme alla credulità delle folle..
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