Una fragile armonia - (Yaron Zilberman, 2011) - Recensione
L’armonia a cui allude il titolo e` in senso musicale: e` infatti la storia dei componenti di un quartetto d’archi affermato e famoso, che suona insieme da 25 anni.
3 uomini e una donna: il perfezionista Daniel, primo violino, il secondo violino Robert con la moglie violista Juliette e il contrabbassista Peter, molto piu` vecchio degli altri.
Tutto sembra funzionare tra loro, quando, mentre stanno preparando l’esecuzione dell’Opera 131 di Beethoven, a Peter viene diagnosticato il morbo di Parkinson.
Lo sconvolgimento prodotto dalla notizia provoca il riaffiorare di vecchi rancori e gelosie “di ruolo” come quella di Robert nei confronti di Daniel.
In piu`, compare la figlia di Juliette e Robert, violinista giovane, carina e promettente, a complicare il quadro.
E` un film non leggerissimo, ma a “pesare” non e` tanto la malattia di Peter, che serve piu` che altro da pretesto per lo scatenarsi di tutto il resto, quanto lo scorcio che apre sulle tensioni a cui possono essere sottoposti dei musicisti affermati ed esigenti con se stessi e con i colleghi.
L’armonia che all’inizio del film sembra regnare nel gruppo si rivela del tutto precaria ed esposta a fragilita` vecchie e nuove, ultima delle quali in ordine di tempo e` la malattia di Peter che sembra proprio la goccia (anche se ` una goccia pesante) che fa traboccare il vaso.
Peter e` interpretato con grande misura da Cristopher Walken, che abbiamo visto in ben altri ruoli.
Tutti e 4 gli attori (piu` la violinista giovane) sono bravi, ma complessivamente la storia e` un po’ nevrotica, un po’ avviluppata su se stessa, in pratica sembra non esserci una soluzione diversa dallo scioglimento del quartetto e questo finisce per generare un po’ di claustrofobia.
Sono rimasto leggermente deluso, dato l’ argomento, del fatto che si siano in realta` sentiti pochi pezzi musicali; per non parlare della malattia, della quale non si racconta quasi niente.
Insomma, mi aspettavo di piu` da questo film.