The Social Network - (David Fincher, 2010) - Recensione
Sotto la regia di David Fincher, ecco scodellata a tempo di record la storia, vera o quasi, di Facebook e del suo “inventore” Mark Zuckerberg.
Mark e` uno studente di Harvard, un perfetto “nerd” smanettone e poco integrato a cui due poco accorti compagni di college, gemelli, miliardari e futuri olimpionici del canottaggio, “regalano” l’idea di una specie di catalogo su internet delle foto degli studenti di Harvard, che lui trasforma nell’idea-madre di Facebook.
Considerando che consulto Facebook quotidianamente, sia pure annoiandomi spesso, e che davanti al PC sto tutto il giorno per lavoro, diciamo che l’idea del film mi pare abbastanza poco entusiasmante: oltretutto le prime battute del film mi sono sembrate troppo veloci e praticamente in arabo per chiunque sia digiuno di informatica, e mi hanno ricordato fin troppo da vicino certi miei compagni di università che non riuscivo a sopportare.. (quelli di cui le ragazze dicevano: “che noia, questi parlano sempre di bit!”).
Ma immagino il mio giudizio sia un po’ guastato dalla mia eta` e dalla mia esperienza personale.
Comunque, la storia e` tutta qui: con questi giovanotti di Harvard che si credono semidei per il fatto stesso di essere entrati ad Harvard, o forse per il fatto di esser cosi` ricchi da avere anche i soldi per pagare la retta, o forse entrambe le cose, e si sentono (e appaiono) circondati da tutto un mondo che li venera solo per quello, da una parte; e Mark l’intelligentone poco appariscente, dall’altra.
Un po’ nauseante, a dirla tutta. Mark come personaggio non e` affatto simpatico e si distingue per la capacita` di usare le persone e poi cacciarle senza complimenti e senza dirglielo in faccia, per il resto sembra un mondo in cui i soldi letteralmente piovono giu` dal cielo e dei ragazzotti, non dei geni, ma solo in gamba, possono diventare miliardari elaborando una versione tecnologica dello struscio della domenica in piazza, con annessi pettegolezzo e cucco.
Non aggiunge niente a cio` che gia` sapevamo.. e tira conclusioni alla Massimo Catalano (vedevate “Quelli della notte?”):
"E` meglio nascere ricchi, intelligenti e studiare in USA che poveri, tonti e studiare nell’ Italia della Gelmini".
