The Road - (John Hillcoat, 2009) - Recensione
Film di John Hillcoat, del 2009, ispirato a un romanzo di Cormack McCarthy.
Se non fosse per i flashback, questo film, ispirato a un romanzo di Cormack McCarthy, avrebbe potuto esser girato in bianco e nero.
In un anno non specificato, ma non lontanissimo dal presente, un (anche questo, non specificato) evento gigantesco e catastrofico ha sconvolto la Terra: tutti gli animali sono morti, le piante sono ridotte a tronchi rinsecchiti che si abbattono con fragore al suolo, i terremoti si susseguono, il cielo e` perennemente nuvoloso, tutto pare coperto da fango e da una pesante patina grigia.
In un cimitero di edifici, pali della luce divelti, automobili fracassate, ossa umane si muovono pochi “vivi” alla ricerca ossessiva di cibo.
Due di questi sono un padre (interpretato da Viggo Mortensen) e un figlio bambino (Kodi Smit-Mc Fee), che rimasti senza la moglie/madre (Charlize Theron, visibile solo nei flash-back) che non ha sopportato di continuare a vivere, percorrono, ovviamente a piedi, portandosi appresso un carrello con poche cose, la strada verso il mare dove sperano di trovare una situazione migliore.
La strada e` quasi deserta, ma i pochi frequentatori sono pericolosissimi: si tratta comunque di persone affamate e disposte a tutto, tra cui gruppi di cannibali armati o isolati ladri.
Il padre ha una pistola con due soli colpi, che conserva per se` e per il figlio nel caso in cui vengano catturati dai cannibali.
La vita prima della catastrofe, con la sua felicita`, riappare continuamente nei sogni del padre trasformandosi in un doloroso incubo.
Lungo il percorso il padre tenta di educare il figlio a una sopravvivenza “a oltranza”, ma con l’andare del tempo si incupisce; dopo alcuni incontri realmente pericolosi, i due trovano cibo e abiti nel bunker sotterraneo di una villetta disabitata, ma non vi restano a lungo perche` il padre, ormai perennemente sospettoso, sentendo dei rumori decide di scappare; cosi` ripartono, ma e` una paura continua, incontrano un vecchio ma anche lui desta sospetti e si separano poco dopo.
Arrivano al mare, ma e` una delusione perche` anche il mare e` grigio, tempestoso, pieno di relitti.
Mentre il padre e` in acqua nel tentativo di recuperare qualcosa da un relitto, un ladro deruba, di tutto, il ragazzino che si era addormentato.
Quando il padre riacciuffa il ladro, si vendica lasciandolo solo, nudo e senza viveri; piu` tardi l’intervento del figlio, che ha conservato in parte la sua innocenza, lo convince a lasciargli almeno qualche indumento e qualcosa da mangiare: ma il ladro non si trova piu`, non si sa piu` nulla di lui.
Al mare, il padre muore. Il figlio resta solo, ma quasi dal nulla si materializza una famiglia di sopravvissuti “buoni” che lo prendono con loro.
Un film cupissimo e abbastanza crudo, in cui si resta col fiato sospeso per quasi due ore, aspettandosi da un momento all’altro qualcosa di ulteriormente peggiore.
C’e` quasi una volontà` persecutoria in questo negare ossessivamente anche il minimo briciolo di speranza, come quando lo spettatore vorrebbe almeno vedere il ladro recuperare le cose che gli hanno lasciato, ma non riesce a sapere se e` ancora vivo; o nel fatto che non ci viene spiegato cos’era successo prima, ne` come si evolve la situazione “dopo”. Solo una tranche, una finestra che si apre su una catastrofe e poi si richiude.
Solo nelle ultime inquadrature, a ben guardare, sembra che esca un pallidissimo sole, cosi` come l’incontro con la famiglia dei sopravvissuti sembra una briciola di speranza, ma appena accennata.
Per riassumere: film bello e ben fatto, ma ne sconsiglierei la visione ai depressi...
