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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Sorelle Mai - (Marco Bellocchio, 2010) - Recensione

petardo

 

Questo film di Marco Bellocchio ha la curiosa caratteristica di utilizzare in alcune parti dei filmati girati molti anni fa nella casa di famiglia dei Bellocchio, a Bobbio (in provincia di Piacenza); Percio` e` possibile vedere, ad esempio, l’attrice che interpreta “la nipotina”, che nella realtà e` la figlia di Bellocchio, invecchiare veramente, fino ai 14 anni, davanti alla macchina da presa.

Le sorelle Mai sono le vere sorelle del regista, entrate nel cast a interpretare se stesse, e quindi anche nella realtà zie del protagonista, che e` PierGiorgio Bellocchio (figlio di Marco).

Insomma, una specie di storia famigliare falsa ma non inverosimile, in un ambiente reale.

La storia ruota intorno alle peripezie del nipote, caratterizzato costantemente da problemi di soldi legati anche al gioco d’azzardo, che si presenta a casa delle zie per chiedere un prestito, e intorno alla sorella, mamma divorziata che ha ambizioni di attrice e vuole portare la figlia a vivere con lei a Milano, togliendola alle zie dalle quali era stata finora.

Le sorelle Mai, anziane e nubili, sono buone e gentili, vivono in una agiatezza tranquilla, in una casa dove si respira l’aria del buon tempo andato, il senso della memoria e di una buona educazione antica; vivono tra pizzi e vecchie porcellane, sono anziane ma si accorgono del disordine della vita del nipote, pur perdonandolo come per cristiana rassegnazione, e alla domanda della nipotina “perche` non vi siete sposate?” non rispondono altro che “le circostanze”, con un sospiro che evoca un leggero rimpianto, non un aperto dolore.

Lo scontrarsi di tradizione e contemporaneità` sembra incarnata nel personaggio dell’amministratore Gianni Schicchi, emblema di un vecchio stile conciliante, che tenta di mettere d’accordo tutti con tutti e forse proprio per questo non riesce piu` a trovare un “suo” posto, ed e` protagonista di un indimenticabile finale che lascia attoniti.

Strana la parte di Alba Rohrwacher, professoressa distratta dalla sua delusione d’amore.

Perfino anacronistiche, ma non conosco l’ambiente di Bobbio, le scene di festa estiva dei giovani e la ritualita` dell’agghindarsi per andare all’opera..

Un film affascinante, che come spesso succede nei film d’autore non chiarisce tutti gli interrogativi suscitati.





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