Sacro GRA - (Gianfranco Rosi, 2013) - Recensione
Piu' che un film, questo e' un documentario che, sorprendentemente, ha vinto il Leone d’ oro per il miglior film a Venezia.
Sembra un racconto americano “on the road”, periferia e degrado urbano, invece e` il Grande Raccordo Anulare di Roma, attorno al quale si svolgono vite varie e parallele di persone reali che vengono raccontate cosi` come sono senza alcun commento o tentativo di interpretazione, come in un catalogo dei possibili vicini di casa che si potrebbero avere andando a vivere li`.
“Vicini di casa” ben strani, comunque: si va dal nobile decaduto alle prostitute-trans, al botanico che si e` accanito nella ricerca di un parassita delle palme, all’aspirante dee-jay sudamericano, alla coppia che abita in una villa-“museo del kitsch” che affitta anche per eventi in costume, ecc.
Il “taglio’ e quello naturalistico, nello stile dei documentari sugli animali: solo che invece di mostrare i leoni si mostrano persone. Peraltro i tipi mostrati sono quasi tutti strani, alcuni veramente molto strani. Umanita` varia, non antipatica, non cattiva, ma che rappresenta comunque un agglomerato disuniforme ma uniforme nella sua stranezza. Di alcuni vorremo sapere chi sono, perche` sono li`, ma il film non ce lo dice, dobbiamo accontentarci di immaginare. C’e` anche qualche momento simpatico, ma prevale un certo senso di grottesco.
Credo di capire che andare a vivere li` non sia esattamente un grande affare, anche se alcuni sembrano essere li` per scelta (ma scelta di cosa? Di isolamento, forse).
Data la mancanza di intento, o per meglio dire, data la mancanza di una storia, e` comunque piu` interessante di quello che mi aspettavo, pero` non condivido appieno la motivazione del premio. Forse la maggior difficolta` del lavoro e` stata trovare tra le infinite storie quelle piu` “curiose” da raccontare. I personaggi, che a quanto ho capito sono persone vere che recitano se stesse, sono straordinariamente naturali.
Lo rivedrei, per capire qualche particolare in piu`, e quindi lo consiglio, ma non lo definirei “entusiasmante”.