Mammuth - (Benoît Delépine e Gustave de Kervern, 2010) - Recensione
Un ottimo Gerard Depardieu in questo “on the road”di tipo gerontologico che porta Serge, lavoratore giunto al fatidico momento della pensione, a girare un po’ della Francia in sella alla sua moto, il mammuth, appunto (che da` anche il soprannome al suo proprietario) nel tentativo di ritrovare documenti di alcune delle sue passate attivita` lavorative che non sono stati consegnati all’ufficio della previdenza sociale francese.
Serge incarna il mammuth sia come fisicità` che come personaggio: sembra davvero di una specie estinta, porta anacronistici capelli lunghissimi, una rusticità senza cattiveria che gli attira un mucchio di insulti ai quali risponde come un buono timido, una specie di ingenuita` disarmata davanti alla bella prostituta che prima si fa credere invalida a causa di un incidente in moto e poi lo deruba.
E sopporta con rassegnazione l’ impersonale citofono dal quale gli comunicano che la fabbrica che cercava non esiste piu`, e l’ ennesimo ragazzo che lavora in nero e deride le sue speranze di recuperare una pensione e addirittura il tipo che si vanta di saper recuperare, meglio di lui, gli oggetti preziosi perduti in spiaggia.
E` un omone grezzo e indifeso, incapace di adattarsi alla vita fuori dal suo mondo del lavoro, al supermercato non riesce a zittire il commesso che lo insulta, compra cose inutili, non sa “guidare” il carrello (con effetti esilaranti).
E ha un angelo/un rimorso (Isabelle Adjani) che lo accompagna in un misto di sofferenza e protezione.
Il furto del cellulare (che era della moglie) e dei soldi lo spiazza perche` non puo` piu` continuare la sua ricerca ma non vuole tornare a casa senza i suoi preziosi documenti.
Si rifugia a casa di suo fratello, ma lui non c’e`: nell’ incredibile casa popolata di sculture mostruosette fatte di bambole trova solo la nipote pazzoide, la cui strampalata vena artistica si e` estrinsecata anche in una inquietante scultura funeraria per il padre, che in precedenza ha seppellito in giardino, per non perdere la pensione.
Tra autoerotismi poco soddisfacenti, con un cugino, in memoria dei vecchi tempi, un ex-datore di lavoro rimbambito all’ospizio, un luna park povero e mezzo vuoto e altri squallori, la narrazione ci porta a un finale tutto in calando: i documenti non si trovano, dovra` ripagare i contributi, mancanti, di alcune settimane.
Percio` il mammuth vende la sua poderosa moto e con un ciclomotore sfiatato torna a casa, trovando la moglie che si sta depilando le ascelle con rasoio e schiuma da barba..
Un film curioso e interessante, con spunti “noir”, che sfiora la critica sociale e si avvale della straordinaria bravura di Depardieu il cui fisico eccessivo e` ormai una metafora. Contornato da una Francia di provincia con le sue stranezze, lo spaccato di una vita troppo veloce sempre piu` difficile da capire al passare degli anni.
Ottima la regia di Benoit Delepine e Gustave Kervern.
