Le regole della casa del sidro - (Lasse Hallstrom, 1999) - Recensione
La vicenda si svolge negli anni ’30. Siamo nell’orfanatrofio di St Cloud’s, nel Maine, il Dottor Larch (Michael Caine) si occupa di orfani e madri clandestine, gestendo parti che si concludono con l’abbandono del bambino nella struttura o praticando aborti, senza giudicare, se le madri ne fanno richiesta.
I bambini sono trattati con umanita` e il dottore, non sposato ne` padre, si occupa personalmente di loro; anche il personale e` affettuoso, ma naturalmente i bambini sognano una famiglia e l’arrivo di coppie desiderose di adottare e` un momento difficile per i bambini che non vengono “scelti”. Peraltro, non sempre le adozioni si concludono bene e spesso i bambini vengono riportati indietro; uno di questi e` Homer, a cui il Dottor Larch, scapolo e senza figli, si affeziona come se fosse suo figlio, al punto da istruirlo e farne praticamente un medico, pur senza una laurea.
Homer ha capacita` intellettuali notevoli e non condivide il punto di vista del dottore sull’aborto, ma lo sa praticare. Un giorno arriva all’orfanatrofio una coppia di fidanzati, per abortire; lei e` interpretata dalla “bellissima” Charlize Theron, lui e` un militare la cui famiglia ha un’azienda agricola che produce mele dalle quali si ricava il sidro.
Homer abbandona l’orfanatrofio per andare con loro, a lavorare nella “casa del sidro”.
Qui entra in contatto con altri lavoratori del sidro, tutti di colore; la loro rude semplicita` lo aiuta a fare conoscenza con il mondo, e intanto la sua amicizia con la fidanzata dell’aviatore, che nel frattempo e` andato in missione, si approfondisce oltre le previsioni.
Una rivelazione inquietante svela un dramma nascosto, a cui si aggiunge un altro evento drammatico.
Nel frattempo il Dottor Larch e` rimasto all’orfanatrofio, pensando a Homer come a un figlio lontano e un po’ ingrato; ma alla sua morte, Homer sceglie di tornare a St. Cloud’s a sostituirlo.
E` una storia inusuale, perche` di solito un orfanatrofio non e` un ambiente “da film” (a meno che non sia un orfanatrofio-horror, come questo non e`), inoltre perche’ affronta l’argomento “aborto” senza condannarlo, presentandolo come un male minore rispetto ai terribili rischi di un aborto clandestino mal praticato.
Il film e` ben girato, con attenzione alla psicologia di tutti i personaggi, dai piccoli orfani, alle madri in difficolta`, al non dichiarato rapporto padre-figlio che si instaura tra il dottore e Homer; ci sono momenti anche commoventi quando la storia “inquadra” casi particolari di piccoli orfani tenerini.
Gli argomenti degni di approfondimento sono in realta` moltissimi e alcuni di questi sono lasciati un po’ inevitabilmente nel vago, ma c’e` uno sguardo d’insieme, quasi un’indulgenza collettiva, che sembra collegarli tutti.
E` anche la storia di un faticoso raggiungimento dello stato “adulto” da parte di Homer, e del valore di un ritorno “meditato”.
I dialoghi sono molto curati e mai banali. Charlize Theron e` perfino troppo “splendente” per il contesto, ma decisamente sa recitare. Michail Caine e` bravissimo, i bambini anche.
Il film di Lasse Hallstrom del 1999, tratto da un romanzo di John Irving, e' stato premiato con un Oscar alla sceneggiatura.
