Le Particelle Elementari - (Oskar Roehler, 2006) - Recensione
I protagonisti di questo film sono due fratellastri che possiamo considerare "agli antipodi" . Si tratta della trasposizione cinematografica (2006) di un discusso romanzo di Michel Houellebecq del 2000.
Michael e Bruno, questi sono i nomi dei fratelli, condividono la sola madre, peraltro del tutto assente tranne limitati episodi, che conduce (ancora, negli anni 2000) una vita da hippy, spesso in India. E' lei che li fece incontrare, già adolescenti.
Mentre Michael ha atteggiamenti sessuofobici, tanto che nel suo lavoro (è un valente genetista) teorizza la bellezza della riproduzione asessuata, Bruno è ossessionato dal sesso (non disdegnerebbe affatto un rapporto con una sua allieva, essendo insegnante di lettere di liceo) e profondamente razzista. Frequenterà, con la donna di cui s’innamorerà (che ha simili interessi) luoghi dove praticano sesso di gruppo, ma la storia finirà tragicamente.
Anche Michael incontrerà la donna della sua vita, l'unica, ex compagna di scuola, con la quale condividerà avvenimenti tragici.
Ottimi gli attori, nonostante la complessità dei personaggi.
Buona la regia, di Oskar Roehler, al suo terzo film.
Le particelle elementari sono un film piuttosto crudo, con scene relativamente scabrose, anche se, pare, molto meno del romanzo da cui e' tratto. Qualche situazione e' un po' assurda, al limite del ridicolo, ma, nel complesso, si tratta di un film interessante e complesso, con risvolti psicologici (o addirittura psichiatrici) non banali.
Non e' un film che consiglierei a chi predilige film "tranquilli", senza scene e situazioni che possono mettere a disagio.