La variabile umana - (Bruno Oliviero, 2013) - Recensione
Quando vedo che in un film c'e' Silvio Orlando, non me lo perdo.
Mi sembra un attore onesto, e dona a (quasi) tutti i personaggi che interpreta, una connotazione di "normalita'" che, secondo me, e' un grande pregio.
Lo seguo da quando vidi "Comedians" al teatro dell'Elfo, molti anni fa (la regia era di un giovane e semisconosciuto Gabriele Salvatores). Era il 1985. In quel teatro, Orlando era di una naturale bravura e di una simpatia fuori dal comune.
Ne "la variabile umana", attualmente il suo penultimo lavoro, interpreta un personaggio un po' fuori dai suoi abituali.
E' un commissario di polizia "triste". Ha perso recentemente la moglie e gli affidano un caso, dopo anni di incarichi amministrativi, dove viene coinvolta anche sua figlia. L'imprenditore con intrallazzi politici Mario Ulrich e' stato rrovato morto, in casa, ucciso con un colpo di postola. Si tratta di un giallo psicologico (e quindi non diro' molto di piu') che si svolge a Milano piovosa e triste (anche lei...). la trama e' piuttosto interessante e inusuale ma il film, sebbene discreto, non si puo' dire completamente riuscito. inoltre, secondo me, Orlando non da' il meglio di se. Il personaggio, piu' tragico che tragicomico, gli si adatta a fatica.
Tra gli interpreti il sempre piu' in luce Battiston e Alice Raffaelli, la figlia, discreta anche se non totalmente efficace.
Bruno Oliviero, documentarista, e' (se non sbaglio) al suo primo film da regista.