La solitudine dei numeri primi - (Saverio Costanzo, 2010) - Recensione
Un titolo particolare, accattivante, che mi aveva gia` attratto e spinto a comprare il libro a cui questo film e` ispirato.
Alice, da bambina, ha subito un incidente: il padre, facoltoso ma piuttosto rustico, la forzava a prendere lezioni di sci al Sestriere.
In una mattina di nebbia e pochissima voglia, in preda a un attacco di mal di pancia probabilmente psicosomatico, Alice non riesce a seguire i suoi compagni di sci, che a causa della nebbia non se ne accorgono, cade facendosi male, si trascina per un lungo tratto tra paura e dolore.Zoppichera` per sempre. Da adolescente, il suo handicap e la paura di mostrare la sua lunga cicatrice sull’anca, insieme alla timidezza estrema, la mettono in disparte, le compagne di classe la umiliano, o fingono di esserle amiche per poi deriderla con piu` divertimento.
Mattia, genio scolastico, fino agli 8 anni ha una sorella gemella mentalmente disabile, che a volte urla, e` strana, gli crea non pochi problemi di accettazione da parte degli altri bambini; quando finalmente li invitano entrambi a una festa di compleanno, non resiste al pensiero di una brutta figura dovuta alla sorellina, e allora la lascia seduta su una panchina, dicendole “aspettami qui” ma al suo ritorno nessuno la trova piu`.Da allora, come per autopunizione, si infligge continuamente profondi tagli alle braccia e sul corpo, e` pieno di cicatrici.
Si incontrano e si trovano senza trovarsi, semplicemente condividono il tratto della vita che li porta dall’adolescenza alla maturita`.Mattia diventa uno scienziato e va a lavorare in Germania.
Alice fa la fotografa, poi si sposa, poi divorzia, e` in crisi totale, al limite dell’anoressia; un giorno vede una ragazza che assomiglia impressionantemente a Mattia e pensa di aver ritrovato la gemellina perduta, lo fa tornare dalla Germania per questo, ma poi non riesce a dirglielo.La struttura del film, dal punto di vista temporale, e' meno lineare di quella del libro, e questo potrebbe portare a qualche problema di comprensione della storia, soprattutto per chi il libro non l'ha letto.
Diversamente dall’epilogo del libro, quello del film e` un pochino piu` positivo: sembra che i due insieme riescano finalmente a ritrovare un po’ di equilibrio e di pace con la vita.Ma rimaniamo sospesi, nessuno dei due ci appare veramente consolato e pacificato.
Cast raffinato, con Alba Rochwacher insuperabile in una parte difficilissima, e Luca Marinelli molto espressivo; Isabella Rossellini, nella parte della madre di Mattia, e` molto intensa.Regia di Saverio Costanzo (figlio di Maurizio)
