Il Nastro Bianco - (Michael Haneke, 2009) - Recensione
Film abbastanza lugubre, in un bellissimo ma non certo allegro bianco e nero, premiato con la Palma d’Oro a Cannes nel 2009. Ambientato nella Germania pre-hitleriana, in un villaggio povero del nord, dove il rigore calvinista congela i rapporti umani piu` del freddo gia` di per se` intenso.
Accade una serie di strani e inspiegabili incidenti, attorno ai quali ruotano i bambini del paese, bambini senz’allegria, gravati come sono da tutta una serie di obblighi e di regole ferree e fatte rispettare a bastonate dagli stessi genitori.
Un bambino disabile che viene picchiato, il veterinario fatto cadere da cavallo, il campo di cavoli del conte-feudatario, da cui dipende tutto il paese, distrutto durante la festa, storie di poverta`, di figli non voluti, di donne disprezzate, il prete che sembra il meno disponibile di tutti ad accettare gli sbagli del prossimo..
Un ambiente soffocante da cui la contessa fugge per andare col figlio in Italia (.. e quanto la capiamo!!), in cui le uniche persone “normali” sono il narratore e la sua fidanzata.
Il finale non risolve l’enigma, pur disseminando sospetti sui bambini, e ci lascia un po’ inquieti a chiederci come fossero andate esattamente le cose.
Bello, ma non certo leggero..