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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Il Discorso Del Re - (Tom Hopper, 2010) - Recensione

petardo

 

Penso che se raccontaste la trama di questo film a un ragazzo di 18 anni, anche cinefilo, non riuscireste a interessarlo. Infatti, la trama di questo film è irraccontabile, o quantomeno sconfortante dopo averla raccontata: un figlio di re che, non destinato al trono perchè non primogenito, si trova improvvisamente a regnare al posto del padre per una serie di circostanze imprevedibili.

Questo tizio ha pure un problema: la sua devastante balbuzie che lo ha messo in difficoltà in tutte le occasioni ufficiali, e che potrebbe metterlo in difficoltà ancora maggiori davanti, metti caso, al discorso con cui comunica al suo popolo di aver dichiarato guerra.. a chi?

A Hitler, per esempio..

Perchè questa è la storia, vera, del padre della regina Elisabetta II, che regnò col nome di Giorgio VI proprio a partire dal 1939, a causa della rinuncia al trono da parte del fratello Edoardo VII, che poco dopo esser succeduto al padre abdicò per poter sposare Wallis Simpson (e trascorrere il resto della vita a riempire i rotocalchi insieme a lei, con le loro foto di elegantissima coppia mondana).

Il film racconta la storia di come Giorgio VI riuscì a superare la balbuzie, grazie all’aiuto di Lionel, un terapeuta di origine australiana con un passato di attore di scarso successo e una grande esperienza fatta assistendo i soldati che tornavano traumatizzati dalla Prima Guerra Mondiale.

Il film è “tutto” qui.

Ma è appassionante (e infatti ha ricevuto riconoscimenti di ogni genere, tra cui 4 premi Oscar): magnifico Colin Firth nella parte di Giorgio VI (e anche il suo doppiatore italiano, Luca Biagini), e molto bravi anche Geoffrey Rush (Lionel), Helena Bonham-Carter (la moglie di Giorgio VI) e i personaggi minori.

Splendido il ritratto di un momento storico poco trattato, quello dell’Inghilterra prossima alla Seconda Guerra Mondiale, e quindi non del tutto consapevolmente davanti all’abisso, con le sue paure e le sue certezze presentate attraverso l’inusuale punto di vista della ricchissima, ma tutto sommato”normale” famiglia reale; si intravede la fragilità di Giorgio, forse troppo sensibile, fin da bambino, di fronte a un re padre, autoritario e graniticamente sicuro di sè; il tocco leggero e delicato, ma determinato con cui la moglie lo sostiene; una famiglia reale che fa poco sfoggio di domestici, che gira per Londra senza scorte, o almeno così sembra.

Invece il rinunciatario Edoardo e Wallis Simpson sembrano fuori dal coro, indifferenti alla gravissima situazione, egoisticamente presi dalla passione e dai lussi, con una punta di cinismo soprattutto in lei.

Grandioso il crescendo lentissimo, contrastato dal duello dei caratteri, del rapporto tra Giorgio e il suo terapeuta: rapporto inizialmente quasi subìto da entrambi, faticoso a causa dell’ enorme differenza di classe e di ruolo, che evolve in una grande amicizia.

Il discorso fatale della dichiarazione di guerra viene alla fine pronunciato, quasi perfettamente, da Giorgio VI: al punto che, quando Lionel gli chiede conto di un paio di errorini commessi, il re gli risponde “ho dovuto, altrimenti il popolo non mi avrebbe riconosciuto”..

Grande regia, di Tom Hooper.


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