Gran Torino - (Clint Eastwood, 2008) - Recensione
Scena iniziale: il funerale dell'amatissima moglie del burbero, anziano signore Walt Kowalski (Clint Eastwood). Si vede subito che tra lui e gli altri parenti, figli compresi, non c'e' un gran feeling. Un suo figlio vende e usa autovetture giapponesi e per lui, che rivendica orgogliosamente di aver lavorato "per 50 anni" alla Ford questo è quasi un affronto.
Possiede e cura meticolosamente una Ford modello "Gran Torino", del 1972.
Vive a Detroit in un quartiere di vecchie villette unifamiliari dove oramai lui è l'ultimo occidentale: il quartiere è stato colonizzato perlopiu` da asiatici, soprattutto di provenienza coreana. Anche tra lui e gli asiatici non corre buon sangue, dato che lui è stato segnato profondamente dalla guerra in Corea, dove è stato forzato a compiere atroci violenze sulla popolazione coreana.
Nella zona operano gang di giovinastri, sia occidentali che asiatici. Gli asiatici angherizzano Thao, l'esponente più giovane della famiglia che abita nella villetta accanto. Walt, ma solo a causa del fatto che hanno invaso il giardinetto durante una lite, li caccia. Suo malgrado e con suo sommo fastidio questo fatto lo fa diventare l' "eroe" del quartiere.
L'unica che riesce a fare breccia nella dura scorza dell'animo di Kowalski è la giovane vicina, sorella del ragazzino imbranato che, come prova di iniziazione alla gang, ha cercato senza successo di rubargli la Gran Torino. Malgrado questo, aiuta Thao a trovarsi un lavoro e a diventare un po' più "uomo", anche a costo di affrontare anche con brutalità la famigerata gang di asiatici.
Questo porterà a vicende dolorose sia per Thao che per la sorella fino all'inaspettata, drammatica conclusione.
In questo film Clint Eastwood torna ad essere l'eroe burbero e vendicatore dei più deboli.
In alcuni dialoghi è decisamente razzista, ma, poiché tratta allo stesso modo i figli e le mogli dei figli, di razzismo in senso stretto non si può parlare: lui odia tutti, in questo mondo che, forse, non capisce più. Il suo vecchio cane e la sua vecchia Gran Torino sono quello che gli è rimasto di più caro.
Così, l'ingresso della giovane coreana cambierà la sua vita, così come cinquanta anni prima la cambiarono i coreani contro i quali aveva combattuto.
Bellissima interpretazione di Eastwood, "grunfoloso" anziano signore, con la piega della bocca sempre disgustata da quello che vede, leggermente aperta sulla sinistra, la stessa parte che, da vendicatore del west, 50 anni prima nei film di Sergio Leone teneva il mozzicone di sigaro.
Eastwood è anche regista del film. Un'ottima regia, così come abbiamo avuto modo di vedere anche in molti dei film precedentemente diretti.
L'interessante, originale e attuale soggetto è stata scritta da Nick Schenk e Dave Johannson.
Non si tratta di un film particolarmente "politically correct", e infatti ha suscitato critiche dalla comunità Hmong, gruppo etnico di cui fa parte la famiglia di vicini di Kowalsky.
