Centochiodi - (Ermanno Olmi, 2007) - Recensione
Ero partito MOLTO prevenuto, (negativemente prevenuto), per questo film.
Da Ermanno Olmi, che ha affermato essere il suo ultimo film, temevo una delusione, come spesso mi danno registi che magari ho amato in passato ma che, con l'eta', perdono freschezza e inventiva.
Invece, no.
Si parla di un professore di filosofia (il figaccione in questione) che, in piena crisi esistenziale, prende ad odiare i libri sui quali ha studiato (probabilmente troppo, l'ho sempre detto che lo studio fa male) e non trova altro di meglio da fare che inchiodare letteralmente al suolo i libri della biblioteca storica dell'universita' dove insegnava (scena eccezionale), dopodiche' fugge, fermandosi in un paese in riva al Po dove certamente girano pochi libri.
La recitazione "canonica" e la bellezza "canonica" di Raz (in realta' doppiato) stride nei confronti della non-recitazione e non-bellezza degli abitanti.
Spesso emozionante e teneramente poetico, lascia un po' perplessi il doppiaggio di Raz, un po' troppo stentoreo, che pero' fa apprezzare ancora di piu' l'umanita' degli "indigeni".
Concludo con alcune frasi del film che mi hanno particolarmente colpito:
"C'è più verità in una carezza che in tutti i libri"
"nel giorno del giudizio sarà Dio a dover rendere conto della sofferenza degli uomini."
