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No. I Giorni dell'Arcobaleno - (Pablo Larraín, 2012) - Recensione

petardo

 

Nella mia grassa ignoranza storica, non sapevo che, dopo 15 anni di sanguinosa dittatura (si parla di 40.000 persone, "scomparse" e 600.000 "sequestri" di persone in qualche modo legate all'opposizione) Pinochet nel 1988 acconsentì ad un referendum popolare dove si sarebbe deciso se affidare a Pinochet stesso la guida del paese per altri 8 anni o no.

Il regime non fece certamente questo di moto proprio ma in seguito a sempre più pressanti richieste da parte del mondo politico internazionale. Probabilmente Pinochet era convinto di uscirne vincitore, dato che i sondaggi dei quali era in possesso dicevano questo. Ma i sondaggi spesso non dicono la verità, e oltretutto non so bene che valore possa avere un sondaggio di questo tipo fatto in un paese dove vige un regime dittatoriale. Si sa però che molte persone, messe di fronte ad un presente duro, non certamente roseo ma certo possano preferirlo ad un futuro incerto.

La "grande concessione" che il regime fece all'opposizione furono 15 minuti di spot elettorali giornalieri, tenuti a notte fonda, e seguiti (o preceduti, non so bene) da 15 minuti di spot governativi.

Di tutto questo parla "No, I giorni dell'Arcobaleno", un film del 2012 di Pablo Larrain, dove si racconta la vicenda dal punto di vista di chi fece questa campagna di spot elettorali che, a quanto pare e malgrado tutte le difficoltà incontrate (comprese piu' o meno velate intimidazioni), ribaltarono quanto i sondaggi prevedevano.

Nel referendum si sarebbe votato "SI" se si voleva mantenere l'attuale regime, "NO" in caso contrario.

La campagna che intendevano fare le opposizioni puntava sulle nefandezze del regime. Nel film gli spezzoni di questi 15 minuti di spot elettorali sono autentici, e, in effetti, quello che ho visto mi pareva assai convincente. Ma anche i vertici dei movimenti di opposizione avevano i dubbi sull'efficacia che avrebbero avuto, forse perché alle ferite della storia la gente può provare un senso di rigetto o di assuefazione. Per questo ingaggiarono un giovane pubblicitario con esperienze internazionali (René Saavedra) che appare solo lontanamente legato a movimenti di opposizione, più che altro attraverso la sua ex moglie, che invece ha conosciuto le dure conseguenze di una attività apertamente anti regime.

L'atteggiamento di René, visto con gli occhi di oggi, può essere considerato quasi berlusconiano, anzi, meglio, renziano. Rinunciare in parte o in tutto ai tristi riti un po' pessimisti veterocomunisti (dai contenuti sacrosanti ma che spesso portano pure sfiga) e allestire una campagna dove siano protagonisti l'allegria e un certo ottimismo. L'arcobaleno sarà scelto a simboleggiare tutto questo.

René lavora in una agenzia pubblicitaria dove è alle dipendenze di un personaggio piuttosto opportunista che invece sta dall'altra parte, lavorando in segreto per la campagna del SI. Il fatto che il suo pupillo fosse ingaggiato da quelli del NO non gli piaceva affatto, forse anche perché conosceva il valore di René, e quindi tentava in tutti i modi (talvolta assai discutibili, come quando gli accennerà del figlio) di dissuaderlo dal continuare, senza riuscirci.

Alla fine, forse anche grazie alla campagna pubblicitaria le comitato del NO, Pinochet verrà sconfitto nettamente, e da lì inizierà il declino del regime.

Il film di Pablo Larrain è realizzato in maniera piuttosto accurata. Sulle prime non si capisce come mai le immagini non siano così brillanti e definite come i recenti film ci hanno abituato. Anzi, sembra un film girato 30 anni fa. Poi si capisce il perché: il film è stato girato con le stesse macchine dell'epoca, in modo tale che i passaggi tra nuove scene e le scene di repertorio fossero stilisticamente e anche tecnicamente identiche.

Buone anche le interpretazioni degli attori, anche se avrei preferito un aspetto dell'attore protagonista un po' più pazzerello. Gael García Bernal, l'attore che interpreta René, sembra un po' "incartato" e serioso, anche quando si muove per le strade di Santiago del Cile con un paio di skateboard, scena che probabilmente rispecchia la verità storica ma che non si confà granché con la faccia di Bernal, almeno a mio parere.

Interessanti le musiche della colonna sonora, spesso brani classici, e gli slogan cantati dalla popolazione, probabilmente, almeno in parte, registrazioni dell'epoca.

No. I Giorni dell'Arcobaleno - (Pablo Larraín, 2012) - Recensione
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