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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

L’ospite inatteso - (Thomas Mc Carthy, 2007) - Recensione

petardo

 

Titolo originale The Visitor, del 2007, di Thomas Mc Carthy.

 

Walter Vale e` un professore americano di mezza eta`, dall’aspetto austero e abbastanza triste, che vive e insegna nel Connecticut.

Vedovo di una pianista, con un figlio grande che vive a Londra, tenta senza successo di imparare a suonare il pianoforte, cambiando uno dopo l’altro maestri di pianoforte che gli dicono di non irrigidirsi, tenere le dita morbide sulla tastiera, proprio quello che lui non sa fare.

Inaspettatamente, una collega con cui aveva scritto un articolo per una conferenza a New York si ammala e non puo` andare a presentarlo ,e allora, controvoglia, deve sostituirla.

Walter ha un appartamento, che non usa da anni, a New York.

Quando ci arriva, la sorpresa: lo trova in perfetto ordine, ma occupato da una giovane coppia di immigrati, il siriano Tarek e la senegalese Zainab.

Un attimo di sconcerto (reciproco), ma solo un attimo: poi il professore decide di convivere coi due giovani, che credevano, tra l’altro, di stare pagando un affitto mediante il solito intermediario furbastro che lui non conosce nemmeno.

All’annoiato e immusonito professore la conoscenza coi due ragazzi, in particolare con Tarek che e` un esperto suonatore di tamburo, non puo` che far bene: Tarek insegna a Walter i rudimenti dello strumento e sotto la sua guida Walter fa notevoli progressi, tanto da potere suonare, al parco, insieme ad altri senza sfigurare.

Ma come sempre c’e` un rovescio della medaglia: Tarek e Zainab sono clandestini e  dopo l’ 11 settembre le facce arabe sono piu` perquisiste e controllate delle altre; Tarek viene bloccato per un malinteso, ma la polizia, scoprendo che e` irregolare, lo fa rinchiudere in un centro per clandestini.

Nonostante Walter, che rimanda il suo ritorno nel Connecticut e trova un avvocato specializzato in problemi di immigrazione, Tarek viene condannato all’espulsione, cioe` al rimpatrio in quella Siria da cui era fuggito con la madre dopo che il padre, giornalista, era stato ucciso a causa di un suo articolo.

 

Durante la detenzione di Tarek a New York, Walter riesce a contattare la madre Mouna, con la quale instaura un rapporto di tenera amicizia; ma quando Tarek viene rimandato in Siria, la madre lo segue anche perche` si sente responsabile della condanna: anni prima aveva buttato via il documento che comunicava un provvedimento analogo e questo e` stato considerato un aggravante.

Walter resta di nuovo solo, ma e` cambiato, ha trovato nuovi interessi, gli e` tornata la voglia di vivere. Ora ha perfino il coraggio di mettersi a suonare il tamburo a una fermata del metro.

 

Una storia tenera senza lieto fine, con uno sguardo severo (ma giusto, direi) sul sistema americano di gestione degli stranieri. Certamente aggravatosi dopo l’11 settembre, il sistema di detenzione appare come una specie di incubo: i prigionieri vivono isolati in celle microscopiche, con luce perennemente accesa, senza mai poter uscire ne` parlare con qualcuno, per il solo fatto di essere clandestini, anche in assenza di qualunque reato. Possono venire spostati da un campo all’altro senza preavviso e addirittura senza tenere traccia dello spostamento, cosi` da rendere quasi impossibile localizzarli anche ai parenti. Un regime inumano che non si puo` accettare neppure sapendo quanto grande e` stata la catastrofe che lo ha prodotto.

 

Per la parte del protagonista, Walter, Richard Jenkins, molto bravo in questo personaggio che evolve insospettabilmente durante la narrazione, ha ricevuto la nomination per l ‘Oscar 2009.

 

L’ospite inatteso - (Thomas Mc Carthy, 2007) - Recensione
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