Razzabastarda - (Alessandro Gassman, 2013) - Recensione
Film del 2013, di Alessandro Gassman la suo esordio come regista.
Il protagonista e` Roman(Alessandro Gassman), rumeno arrivato in Italia 30 anni fa con la madre in un viaggio terribile di cui ricorda il solo panino alla maionese che ha dovuto farsi bastare per tutto il viaggio.
Ora non e` che le cose gli vadano poi tanto meglio, sta in una specie di baracca “attrezzata” e fa lo spacciatore di cocaina e marijuana, la moglie ex prostituta e` andata via; vive con il figlio Nicu (Giovanni Anzaldo) che e` un ragazzotto piuttosto sbandato e confuso, per il quale pero` il padre ha un affetto smisurato e grandi speranze di vita migliore che associa a una devozione appassionata e primitiva per un’immagine della Madonna.
Nicu invece ha orizzonti piuttosto limitati, non e` interessato ad ascendere nella scala sociale come il padre vorrebbe, ha una ragazza a cui nasconde le sue origini e le sue reali condizioni di vita finche` un giorno non incontrano il padre in pizzeria a “rovinare tutto”; perche` Roman, nel tentativo di rendersi simpatico esagera, si mostra goffo, litigioso, cafonissimo, inadeguato (nonostante la ragazza non sia certo una principessa!) e provoca la rottura tra i due.
Il rapporto tra padre e figlio si gioca tutto su questa incomprensione di fondo; il padre tenta di fare di tutto per agevolare il figlio nella sua vita, entrandoci pero` come un elefante, incapace com’e` di farsi da parte, e di cogliere finezze e sfumature; d’altro canto il figlio non e` certo un intellettuale, ma una specie di parassita schizzinoso.
Nel suo tentativo di emanciparsi dal padre, Nicu sceglie una strada del tutto simile a quella paterna: ancora spaccio di droga, ma questa volta eroina, suggerita da un “amico”, Talebano, un tossico piu` intelligente e colto degli altri, ma inaridito e deluso; un’autentica cattiva compagnia che lo coinvolge in affari piu` sporchi e piu` rischiosi di quelli del padre. Affari che, peraltro, vanno a cozzare contro interessi mafiosi ben piu` potenti e decisamente “italiani”, a ricordare che la malavita non e` solo cosa per immigrati, anzi.
E` un’ umanita` che sembra irrecuperabile quella che popola questo film, tra droga e spaccio, donne sfruttate e prostituzione; Roman sembra perduto dietro a sogni che non e` attrezzato a realizzare perche` non capisce “come” comportarsi, come lavorare in modo onesto, e d’altronde nessuno gli darebbe fiducia.
I suoi comportamenti sembrano effettivamente delineare una “razza”, un modo di fare che puo` essere accettato e condiviso soltanto da chi e` rumeno come lui; ne segue un’incomprensione totale con gli italiani, a cui segue l’isolamento, come in un ghetto, degli immigrati rumeni perche` sono gli unici che si capiscono tra loro.
Una storia di integrazione impossibile.
Il goffo sogno di Roman e` quello di una vita migliore per Nicu, intesa soprattutto come benessere e rispettabilita` ; vorrebbe che suo figlio studiasse, non che spacciasse droga come lui. C’e` anche un esempio, quello dell’amico (Michele Placido), figlio di una prostituta immigrata, che prendendo sul serio lo studio e` diventato avvocato, ha uno studio ben avviato, insomma ce l’ha fatta.
Ma Nicu non e` cosi`.
Il film e` tutto girato in un bianco e nero livido, che inquadra una storia di disperati che si agitano senza prospettive, come moscerini che sbattono contro un vetro.
E in effetti, tra Roman e l’Italia “normale” c’e` una barriera invisibile e invalicabile.
Alessandro Gassman e` ruvido, sporco, smisurato ed eccessivo sempre: nel suo affetto e nella sua rabbia.
Nicu e` insopportabile, passivo, furbetto senza intelligenza, molto piu` limitato di suo padre; e` chiaro che gli e` mancato qualcosa, forse la madre, ma neanche il suo bisogno di affetto lo rende simpatico allo spettatore.
I personaggi di contorno e l’ambiente stesso sono i peggiori possibili, e qui forse sta il limite del film, nel descriverceli proprio come nei nostri incubi temevamo che fossero.
Resta un film piuttosto appassionante, di ritmo serrato, intriso di violenza ma senza pulp, che pone un tema finora irrisolto ma non certo trascurabile.