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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Il fondamentalista riluttante - (Mara Nair, 2012) - Recensione

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Il titolo italiano, piuttosto strambo, e` stato sostituito al’originale “Changez” che corrisponde in realta` al nome del protagonista, Changez Khan.

La scena iniziale e` quella di un rapimento: siamo nel 2010, e a Lahore, Pakistan, viene rapito un professore universitario americano.
Changez (Riz Ahmed) e` un suo collega, giovane professore che gli studenti fondamentalisti islamici tengono in gran conto considerandolo un po’ come una guida spirituale.
Mentre il rapimento e` in corso, un giornalista americano (in accordo con i servizi segreti americani che stanno tentando di liberare l’ostaggio) riesce a intervistarlo per cercare di ottenere delle informazioni.
Changez, nella lunghissima intervista, gli racconta la storia della sua vita, che ovviamente diventa “il presente” del film: figlio del piu` importante poeta pachistano, studia finanza e riesce a farsi assumere da un importante studio newyorkese per occuparsi, sostanzialmente, di valutare il reale potenziale finanziario delle piu` disparate societa` in giro per il mondo per poi quotarle (e, spesso, farle chiudere).
Un lavoro per persone con pochi scupoli, esposto alla piu` feroce competizione e anche alle piu` feroci decisioni, rese accettabili soltanto dal fatto di doverle prendere davanti a un asettico computer e non davanti alle reali facce dei lavoratori e delle loro famiglie.
Changez e` dotato, molto apprezzato dal suo capo diretto, e fa una carriera fulminante, a cui segue l’ingresso nel mondo stra-ricco dell’alta finanza.
E` qui che si innamora, ricambiato, di Erica (Kate Hudson), artista-fotografa che appartiene a quel mondo; una storia non proprio lineare (Erica non riesce ad abbandonare il ricordo del fidanzato morto), che pero` dopo qualche travaglio iniziale funziona.
Ma arriva l’11 settembre 2001 e tutto cambia: dopo il crollo delle Torri Gemelle gli americani hanno paura di qualunque faccia mediorientale e di qualunque barba, anche se associate a un distinto giovane dell’upper class. Changez viene piu` volte perquisito e portato in commissariato, dove viene trattato poco cortesemente, senza altro motivo che il suo aspetto “non americano”.
A questo si aggiunge l’infelice scelta di Erica di organizzare una mostra tutta dedicata a lui, con citazioni di frasi da lui dette nell’intimita`: Changez si sente trattato come un oggetto esotico, totem di anticonformismo dell’Erica-artista, e interrompe con parole molto sgradevoli un amore che aveva qualcosa di “grande”.
Poco dopo viene inviato in Turchia per far chiudere una importante casa editrice, “rea” di non essere piu` abbastanza redditizia; ma Changez rimane colpito dalle parole dell’editore fallito, che disprezza il suo lavoro e lo ritiene indegno del padre poeta.
Questa parole, insieme alla rottura con Erica, lo spingono ad abbandonare sua brillante carriera e tornare in Pakistan, dove diventa docente universitario.
A questo punto il racconto arriva al presente: il giornalista si rivela chiedendogli dove si trova l’ostaggio, Changez dopo avergli raccontato al storia della sua vita gli da` un abbozzo di risposta, ma ormai e` inutile: l’ostaggio e` stato ucciso..
Ma in fondo, la storia dell’ostaggio e` solo di contorno al racconto biografico.

Si potrebbe dire che questo film sia un’esemplificazione dell’ “Effetto farfalla”: se una farfalla batte le ali a Pechino, a New York si scatena una tempesta, recita la frase.
Come per cancellare migliaia di posti di lavoro basta che dall’altra parte del mondo ci sia qualcuno che cancella una riga da un file, cosi` anche per cancellare migliaia di vite umane basta uno che decida che sono “il nemico”. E la sete di vendetta puo` trasformare chiunque in un nemico, senza neanche sentirlo parlare.
E` certamente difficile rimanere freddi dopo un 11 settembre, ma questa e` una storia di egoismi, paure incontrollabili e superficialita` di giudizio, nessuna voglia di approfondire, che si riassume in incomunicabilita` tra culture diverse; e anche in un giudizio poco positivo nei confronti di un presente che si contrappone alla tradizione fino a distruggerla.

Restiamo un po’ incapaci di “valutare” questo Changez a cavallo tra due visioni della vita: alla fine, e` un “mandante” terrorista o un saggio?
Cosa rivela realmente la sua delusione d’amore?
Come affrontare la nuova societa` senza calpestare la vecchia? Come salvare nello stesso momento i bilanci societari e le tradizioni?
E` forse in tutte queste domande che sta il senso del film, ma probabilmente sono troppe.

Changez e` un “buono’ , ma non abbastanza: non e` ne di qui ne` di la`. E` veramente un terrorista incompiuto, troppo intelligente per aderire completamente al terrorismo, ma impossibilitato a trascurare il modo in cui l’occidente ricco puo` ridurre i paesi piu` poveri.
Ma non si riesce a essere solidali con lui, non si riesce ad accettare il suo modo di interrompere la storia con Erica, con una crudelta` (di parole) che rivela un orgoglio ferito “tribale”, quello si` antico e tradizionale, ma non per questo degno di rispetto; non si riesce ad accettare la sua connivenza col terrorismo, cosi` come non si riesce ad accettare l’ottusita` americana, la rabbia cieca del grizzly ferito.
Insomma, un film interessante, ma complesso e un po’ contorto.

Il fondamentalista riluttante - (Mara Nair, 2012) - Recensione
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