Tuner - L'accordatore - (Daniel Roher, 2025) - recensione - Con Leo Woodall, Dustin Hoffman
Niki White è un ex pianista prodigio dotato di un udito eccezionale e l'orecchio assoluto.
A causa dell'iperacusia, una condizione patologica che rende dolorosi i rumori forti, è costretto a portare perennemente dispositivi acustici atti a ridurre il rumore che giunge alle orecchie e ad abbandonare la carriera musicale.
Lavora come accordatore di pianoforti a New York insieme all'anziano mentore Harry Horowitz, amico del padre scomparso.
Un giorno Niki scopre che il suo straordinario orecchio gli permette di percepire i meccanismi interni delle casseforti e persino di aprirle ascoltandone i clic. Quando Harry si ammala e le spese mediche diventano pesanti, Niki accetta la proposta di Uri, un uomo legato al mondo del crimine, che vuole sfruttare il suo talento per compiere furti in abitazioni di lusso.
Mentre si addentra sempre più in questo mondo pericoloso, Niki conosce Ruthie, una giovane musicista che riaccende il suo legame con la musica e gli offre la possibilità di una vita diversa. Diviso tra affetti, senso morale e necessità economiche, il protagonista deve decidere se utilizzare il suo dono per costruire o per distruggere.
"Tuner - L'accordatore" è un thriller drammatico del 2025 diretto da Daniel Roher, con Leo Woodall e Dustin Hoffman.
L'idea di partenza potrebbe non essere malvagia. Il problema è che il film prende questa premessa e la porta rapidamente in un territorio dove la sospensione dell'incredulità viene messa a dura prova.
L'iperacusia è una condizione reale, probabilmente più diffusa di quanto molti immaginino, e avrebbe potuto offrire spunti interessanti sia sul piano psicologico sia su quello umano. Qui, però, il disturbo viene esasperato fino a livelli quasi fumettistici. Niki percepisce dettagli impossibili e, nei momenti più estremi, rischia addirittura di svenire. Emblematica la scena in cui il brutale Uri decide di punirlo suonandogli una trombetta da stadio a pochi centimetri dalle orecchie, facendolo addirittura svenire.
Ma il problema non riguarda soltanto l'iperacusia. Gran parte della trama procede attraverso una sequenza di coincidenze e sviluppi improbabili che finiscono per accumularsi uno sopra l'altro.
Innanzitutto non si capisce perchè abbia abbandonato la carriera di musicista.
Poi che un accordatore di pianoforti possa trasformarsi in uno specialista nell'apertura di casseforti grazie al solo udito richiede una certa disponibilità da parte dello spettatore.
Fa inoltre un certo effetto vedere il nome di Dustin Hoffman in evidenza nel cast e poi scoprire che il suo Harry occupa uno spazio piuttosto limitato. Il personaggio dell'anziano accordatore smemorato, presumibilmente a causa dell'età avanzata, è simpatico e offre alcuni momenti gradevoli, ma la sua presenza assomiglia più a un cameo esteso che a un vero ruolo di peso. Si ha quasi l'impressione che il prestigio dell'attore serva soprattutto a dare autorevolezza a un racconto che fatica a reggersi da solo.
Eppure, nonostante tutti questi limiti, la critica non è stata particolarmente severa con il film. Una benevolenza che sorprende. Forse hanno giocato a favore l'eleganza formale della regia, l'atmosfera newyorkese e la simpatia dei protagonisti. Resta però difficile capire come molti recensori abbiano sorvolato su una sceneggiatura che sembra costruita più sull'espediente che sulla credibilità.
Voto: 5.5/10
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