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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Mio fratello è un vichingo - The last viking - (Anders Thomas Jensen, 2025) - Recensione - Con Mads Mikkelsen, Nikolaj Lie Kaas

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Anker esce di prigione dopo aver scontato quindici anni per una rapina. Prima dell'arresto aveva affidato il bottino al fratello Manfred (che si crede un vichingo) chiedendogli di nasconderlo. Una volta libero, Anker vuole recuperare il denaro e rifarsi una vita, ma scopre che le condizioni mentali del fratello sono peggiorate: Manfred, che nel frattempo è passato a credere di essere John Lennon, vive in una realtà tutta sua, ha seri problemi psicologici e non sembra ricordare più dove sia nascosto il bottino.

I due intraprendono così un viaggio che li riporta nei luoghi dell'infanzia, tra ricordi rimossi, traumi familiari e una serie di personaggi eccentrici quando non decisamente disturbati, "reclutati" in un ospedale psichiatrico, accomunati dal fatto di credersi i Beatles. Quella che all'inizio sembra una semplice caccia al tesoro criminale si trasforma progressivamente in un confronto con il passato, con il rapporto tra i due fratelli e con le illusioni che ciascuno ha costruito per sopravvivere.


Già Shakespeare sosteneva che "c'è del marcio in Danimarca". Dopo aver visto "Mio fratello è un vichingo - The Last Viking", viene da pensare che, più che del marcio, ci sia una concentrazione insolitamente elevata di individui decisamente sopra le righe.

Il film di Anders Thomas Jensen mette in scena un universo popolato da figure che sembrano sfuggite a un catalogo di nevrosi, ossessioni e disturbi comportamentali: alcuni manifestamente malati, altri apparentemente normali, salvo poi rivelare, appena ci si avvicina un po', un campionario di manie e stranezze che rende perfettamente attuale il celebre aforisma secondo cui "da vicino nessuno è normale".

La storia oscilla continuamente tra il noir, la commedia comico-grottesca e il dramma familiare.

Avendo già apprezzato "Le mele di Adamo", dello stesso autore, visto ormai parecchi anni fa, il confronto viene spontaneo. Anche lì emergevano l'assurdo, il gusto per i personaggi ai margini e una comicità nera, ma il film mi era sembrato più equilibrato e più capace di trasformare la bizzarria in qualcosa di universale. Qui ritrovo gli elementi distintivi di Anders Thomas Jensen, la sua predilezione per gli emarginati, l'umorismo feroce, i dialoghi surreali, i personaggi improbabili e le situazioni al limite dell'assurdo, ma con minore efficacia rispetto a quanto ricordavo.

Bisogna inoltre riconoscere che una parte della distanza nasce probabilmente da una differenza culturale. La comicità nordica proposta da Jensen è molto lontana dalla sensibilità mediterranea: ride del disagio, della follia, della morte e della della violenza con una naturalezza che può lasciare spiazzati. Ci sono scene che sembrano voler far sorridere e inquietare nello stesso momento. Per alcuni spettatori questo equilibrio tra humor e brutalità rappresenta un punto di forza; per altri può risultare sgradevole o semplicemente difficile da metabolizzare.

Va detto che il film è bene interpretato, soprattutto da Mads Mikkelsen, che riesce a dare umanità a un personaggio che sulla carta potrebbe apparire soltanto caricaturale. Tuttavia la bravura degli attori non basta sempre a colmare la sensazione di trovarsi in un mondo troppo distante, troppo strambo e troppo deliberatamente eccentrico per riuscire davvero a entrarci.

Alla fine, più che brutto, "Mio fratello è un vichingo" è un film che non parla la mia lingua emotiva. Ne riconosco la qualità, l'originalità e la coerenza stilistica, ma rimango spettatore esterno. Mi ha incuriosito, talvolta (raramente) divertito e a tratti persino colpito, ma mai coinvolto. È uno di quei film che molti ameranno proprio per la sua eccentricità; io, invece, ho finito per trovarlo semplicemente troppo strano. E quando il principale commento che viene da fare all'uscita dalla sala è "che gente strana, questi danesi", probabilmente il regista ha ottenuto esattamente l'effetto che voleva.

Voto: 6/10

Mio fratello è un vichingo - The last viking - (Anders Thomas Jensen, 2025) - Recensione - Con Mads Mikkelsen, Nikolaj Lie Kaas
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