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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Alla festa della Rivoluzione - (Arnaldo Catinari, 2026) - Recensione - Un film con Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Riccardo Scamarcio

petardo

 

"Alla festa della Rivoluzione" è un film storico-drammatico ambientato durante l'impresa di Fiume guidata da Gabriele D'Annunzio tra il 1919 e il 1920.

Le vite di tre personaggi di fantasia si intrecciano sullo sfondo di uno dei momenti più inquieti e visionari della storia italiana: Beatrice Superbi, una pianista russa che in realtà lavora come spia per il governo bolscevico, Giulio Leone, medico, anarchico e disertore della Prima guerra mondiale e Pietro Brandi, legato ai servizi segreti italiani e vicino agli ambienti nazionalisti.

Quando D'Annunzio occupa Fiume e proclama il suo esperimento politico, la città diventa un crocevia di rivoluzionari, avventurieri, artisti, idealisti e agenti segreti. Nel corso di una grande festa per l'insediamento, il Vate subisce un attentato, fallito. L'episodio dà il via a un intreccio di indagini, complotti, passioni amorose e scontri ideologici che coinvolge direttamente i tre protagonisti.

Mentre attorno a loro si confrontano anarchia, nazionalismo, utopie rivoluzionarie e interessi internazionali, Beatrice, Giulio e Pietro sono costretti a scegliere tra ideali, sentimenti e sopravvivenza. La vicenda culmina con la fine dell'esperienza fiumana e il Trattato di Rapallo, che porta allo sgombero militare della città nel dicembre 1920, cambiando per sempre il destino dei protagonisti.

 

"Alla festa della rivoluzione" è un film che tenta un'operazione non semplice: fondere la Storia con la narrativa d'avventura, il racconto politico con il melodramma romantico.

Diretto da Arnaldo Catinari e scritto insieme a Silvio Muccino, prende come sfondo la reale impresa di Fiume guidata da Gabriele D'Annunzio e ne segue l'ascesa e la caduta, intrecciandovi però una trama di fantasia fatta di spionaggio, passioni e complotti.

Il risultato è una pellicola che procede senza soluzione di continuità tra fatti storici e invenzione romanzesca. Da un lato c'è la ricostruzione di Fiume come laboratorio politico e sociale, esperimento unico e irripetibile nella storia italiana; dall'altro le vicende di Beatrice, Giulio e degli altri personaggi immaginari, che si muovono tra servizi segreti, attentati e triangoli sentimentali. La convivenza tra queste due anime non sempre è perfettamente equilibrata, ma conferisce al film una certa capacità di coinvolgimento.

Lascia qualche perplessità la caratterizzazione delle figure femminili principali. Sia Beatrice Superbi sia la moglie dell'anarchico Giulio vengono talvolta rappresentate con movenze e capacità atletico-belliche che sembrano appartenere più all'universo di Tomb Raider che alla verosimiglianza storica. Trattandosi di personaggi di fantasia, il film si concede naturalmente delle libertà narrative, ma in alcuni passaggi l'effetto rischia di spezzare l'immersione in un contesto altrimenti ricostruito con una certa cura.

Anche la recitazione adotta deliberatamente toni spesso enfatici. È una scelta stilistica evidente, che potrà apparire artificiosa ad alcuni spettatori ma che sembra perfettamente coerente con il carattere epico e teatrale dell'opera.

La parte più interessante resta comunque quella dedicata alle idee. Il film riesce infatti a restituire, almeno per cenni, la straordinaria originalità dell'esperimento fiumano, sospeso tra anarchia, nazionalismo, utopia sociale, arte e provocazione politica. In questo contesto risultano particolarmente coinvolgenti le scene dei discorsi di Gabriele D'Annunzio alla popolazione, che mostrano tutta la forza oratoria del poeta-soldato. Il film suggerisce efficacemente come quella comunicazione di massa, ricca di simboli e teatralità, abbia anticipato forme di leadership politica che avrebbero caratterizzato gli anni successivi.

Tra gli interpreti spicca nettamente Maurizio Lombardi, autore di una prova eccellente nei panni di D'Annunzio. La sua interpretazione restituisce un personaggio complesso, visionario, narcisista, trascinatore e contraddittorio allo stesso tempo.

Molto valida anche la fotografia. Pur senza proporre soluzioni particolarmente innovative, accompagna bene il tono del racconto e contribuisce a costruire un'atmosfera tra realtà storica e leggenda. Questo non sorprende, considerando il lungo percorso professionale di Arnaldo Catinari come direttore della fotografia prima ancora che come regista.

In definitiva, Alla festa della rivoluzione è un film con luci e ombre. Quando si concentra sulla riflessione storica e politica sa essere affascinante; quando indulge nell'avventura romanzesca e in alcune forzature spettacolari risulta meno convincente. Tuttavia la ricostruzione dell'esperienza fiumana, l'ottima interpretazione di Lombardi e la qualità visiva dell'insieme rendono la visione più che dignitosa. Non un capolavoro né un'opera destinata a rivoluzionare il cinema storico italiano, ma certamente una pellicola guardabile e, per chi è incuriosito da quella singolare pagina di storia, anche meritevole di attenzione.

Voto: 7/10

Alla festa della Rivoluzione - (Arnaldo Catinari, 2026) - Recensione - Un film con Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Riccardo Scamarcio
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