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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

About Luis - (Lucia Chiarla, 2024) - recensione - Con Max Riemelt, Natalia Rudziewicz

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Jens è un tassista che trascorre gran parte della sua vita al volante, e sua moglie Constanze un'architetta assorbita dal lavoro. I due conducono un'esistenza piuttosto frenetica che lascia poco spazio alla famiglia e persino al loro rapporto di coppia.

L'equilibrio già non solidissimo della famiglia peggiora nettamente quando scoprono che il loro figlio di 10 anni Luis è vittima di bullismo a scuola. La causa è apparentemente banale: il bambino porta con orgoglio uno zainetto viola decorato con un unicorno, considerato dai compagni "troppo femminile" per un maschio. Il dirigente scolastico non trova di meglio che suggerire, telefonicamente, di sostituirlo.

Da quel momento il problema del bullismo si trasforma in una crisi più profonda. Jens e Constanze si scontrano sul modo di affrontare la situazione: adattarsi alle convenzioni per proteggere il figlio o difendere il suo diritto a essere se stesso? 

Le continue discussioni, spesso ambientate all'interno del taxi di Jens, mettono in luce le fragilità della coppia, i sensi di colpa e l'incapacità degli adulti di comprendere fino in fondo la sofferenza del bambino.

Con il peggiorare degli episodi di violenza e umiliazione, Luis finisce per reagire in modi inattesi, così come peraltro il padre, e questo porta ulteriori difficoltà alla coppia.

 

Non credo di fare uno spoiler dicendo che Luis, il bambino al centro della vicenda, non compare mai sullo schermo. Lo sentiamo fugacemente al telefono o attraverso il messaggio della sua segreteria, ma non lo vediamo mai. È una soluzione che inizialmente produce un effetto straniante. Lo spettatore è continuamente invitato a immaginare quel ragazzino che tutti discutono, difendono, giudicano o cercano di comprendere, senza che gli venga mai concesso un volto. La scelta ha inevitabilmente pro e contro: da un lato sottrae emotività immediata, dall'altro evita qualsiasi facile identificazione e conferisce al personaggio un valore simbolico più ampio. Luis smette di essere soltanto Luis e diventa il rappresentante di tutti coloro che vengono percepiti come "diversi".

Il film nasce da una vicenda di bullismo apparentemente minima: uno zainetto con un unicorno considerato inadatto a un bambino. Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto di bullismo. Il vero tema del film è l'incapacità degli adulti di affrontare i conflitti della società contemporanea senza ricorrere a scorciatoie.

Mentre Luis resta fuori campo, a occupare la scena sono i genitori, intrappolati fra stress lavorativo, sensi di colpa e convenzioni sociali.

Gran parte dell'azione si svolge all'interno del taxi guidato da Jens. L'abitacolo diventa il vero spazio domestico della coppia, il luogo dove i due protagonisti riescono a incontrarsi, a discutere, a litigare e persino fare sesso. L'automobile è contemporaneamente rifugio, ufficio, confessionale e ring. Un ambiente ristretto che amplifica la tensione e trasforma ogni dialogo in un confronto quasi impossibile da evitare.

Sullo sfondo emerge poi un ritratto della Germania contemporanea che difficilmente può essere definito benevolo. La Stoccarda mostrata dal film è ordinata, pulita, efficiente, economicamente ancora solida, ma attraversata da una crisi sotterranea. Una crisi che nel film viene più percepita che spiegata. I protagonisti lavorano senza sosta, corrono continuamente, ma sembrano incapaci di costruire stabilità emotiva o serenità familiare. Vista oggi, a due anni dalla realizzazione dell'opera, questa sensazione di smarrimento sociale e crisi che affligge la Germania appare persino più leggibile di quanto potesse sembrare all'epoca.

Curiosa anche la scelta musicale. Il tema ricorrente è infatti "L'Amore Mio Sei Tu", adattamento italiano del 1969 di un brano di Sacha Distel. Non si tratta certo di una canzone memorabile o universalmente riconosciuta come un classico. Proprio per questo il suo utilizzo risulta inatteso e a tratti straniante. Il contrasto tra la leggerezza sentimentale del brano e la tensione emotiva che domina il film contribuisce a creare un senso di disallineamento che sembra tutt'altro che casuale.

Merita inoltre una menzione la figura della regista e sceneggiatrice Lucia Chiarla, italiana di origine ma da anni residente e professionalmente attiva in Germania. Questa duplice appartenenza culturale emerge chiaramente nel film. Lo sguardo è abbastanza vicino alla realtà tedesca da coglierne sfumature e contraddizioni, ma sufficientemente esterno da consentire anche una certa distanza critica.

Alla fine, About Luis è un film interessante, intelligente e ben scritto, che evita accuratamente le semplificazioni. Non sempre le sue scelte funzionano alla perfezione: ad esempio l'assenza fisica di Luis può lasciare qualcuno emotivamente distante, tuttavia sono particolarità quasi sempre motivate e coerenti con il progetto artistico.

Non è un film che cerca di commuovere. Preferisce mettere a disagio, sollevare domande e mostrare come, dietro a uno zainetto con un unicorno, possano nascondersi questioni più grandi: identità, conformismo, educazione, paura della diversità e fragilità della famiglia contemporanea. E proprio per questo il film potrebbe rimanere nella memoria più di molti film formalmente più convenzionali.

 

Voto: 7.5/10

About Luis - (Lucia Chiarla, 2024) - recensione - Con Max Riemelt, Natalia Rudziewicz
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