Notte prima degli esami 3.0 - (Tommaso Renzoni, 2026) - Recensione - Con Sabrina Ferilli, Tommaso Cassissa, Gianmarco Tognazzi
Giulio Sabbatini è uno studente che oramai non studia, convinto, per vari motivi, di non essere ammesso alla maturità. Anche sua madre ha già prenotato le vacanze, dando per scontato il disastro.
Invece la professoressa di italiano, Castelli, soprannominata dagli studenti “la belva”, lo ammette agli esami. Secondo i ragazzi, solo per umiliarlo davanti a tutti. In realtà vuole impedirgli di restare intrappolato al liceo “a fare il criceto sulla ruota”, ma a una condizione: Giulio deve andare a studiare a casa sua, ogni mattina alle nove.
Tra i suoi amici che si preparano insieme alla maturità, troviamo, tra gli altri, Cesare, il suo migliore amico, Sole, la ragazza di Cesare, e Allegra, ragazza dalla sessualità un po' irrisolta attratta dalla sorella del secchione della classe.
Il gruppo cerca di salvare Giulio dalla Castelli, escogitando un piano per distrarla dal suo presunto proposito di “incenerirlo”, anche grazie al padre di Allegra, un paramedico che suona il sassofono jazz.
Il terzo film centrato sulla canzone di Venditti (del 1984) arriva vent’anni dopo il film di Brizzi del 2006 e diciassette dopo "Notte prima degli esami – Oggi".
Un’operazione che parte con premesse modeste e che, pur senza ambizioni particolari, riesce a essere più decorosa di quanto ci si potesse aspettare.
Il film non prosegue la storia originale, ma la riavvia. Nuovi personaggi, nuova scuola, nuova maturità, tutto spostato ai giorni nostri. L’idea è chiara: prendere l’archetipo della “notte prima dell’esame” e rileggerlo con gli strumenti del presente, tra smartphone, chat e ansie digitali.
Ma il film non rinuncia alla nostalgia, anzi.
La prof Castelli e il padre di una delle protagoniste diventano i vettori di un passato che ritorna: audiocassette, registratori, compilation anni ’80, oggetti che oggi hanno il fascino di un reperto.
La storia è semplice, lineare, senza scosse. Qualche trovata divertente, qualche dinamica ben costruita, qualche personaggio che funziona.
Nulla di eccezionale, certo: Il film si lascia guardare, scorre, non cade nel ridicolo e non tenta di essere ciò che non può essere. È un prodotto onesto, che vive delle sue piccole idee e delle sue piccole malinconie.
Il film è anche caratterizzato dalla presenza di due cantanti: Ditonellapiaga che, oltre a firmare un brano della colonna sonora, assume il ruolo di una ragazza un po' più grande, lesbica, e Antonello Venditti in persona, che interpreta se stesso e suona al pianoforte la canzone del 1984.
Ed è proprio questo il momento in cui la nostalgia diventa un po' rimpianto: non tanto per la canzone in sé, quanto per come Venditti la canta oggi, con una voce che inevitabilmente porta i segni del tempo.
Voto: 7/10