La storia del Frank e della Nina - (Paola Randi, 2024) - Recensione - Con Gabriele Monti, Ludovica Nasti, Samuele Teneggi
In una Milano periferica che sembra vivere in bilico tra realtà e immaginazione, Gollum, ragazzo silenzioso (anche perchè quasi muto) che comunica solo attraverso graffiti, racconta una sorta di favola metropolitana: quella di Frank e Nina.
Frank è un diciassettenne che “sa tutto”. Non nel senso arrogante del termine: è un autodidatta prodigioso, un ragazzo con un’intelligenza fuori scala, capace di capire strutture, logiche, persone, libri, meccanismi. Ma è anche refrattario agli studi regolari, insofferente alle regole, alle classi, ai voti, ai professori. Frequenta le scuole abusivamente ma senza farsi espellere, e nel frattempo campa vendendo compiti e soluzioni ai compagni.
Nina ha sedici anni, origini rom, una figlia piccola e un marito violento. Sogna di studiare, di prendere almeno la terza media, di avere un futuro diverso.
Quando Nina chiede a Frank di aiutarla a prepararsi all’esame, nasce un’alleanza improbabile: lui, genio ribelle; lei, ragazza che vuole salvarsi; Gollum, narratore invisibile che registra tutto sui muri della città. Le loro “lezioni” diventano un rifugio, un luogo dove la realtà sembra meno feroce.
Ma la favola si incrina quando il marito di Nina scopre tutto. Per proteggere la ragazza, Frank e Gollum finiscono coinvolti nei suoi traffici illegali. È il prezzo da pagare per permettere a Nina di continuare a studiare.
La storia procede così, tra nebbia, palazzi grigi, lampioni che sembrano guardiani e graffiti che diventano capitoli: una fiaba senza magia, ma con tre ragazzi che provano a inventarsela.
E forse, come dice Frank, “la realtà è solo un punto di vista”: anche nelle periferie più dure può nascere una storia che assomiglia a una liberazione.
Una sorpresa luminosa e irrituale: "La Storia del Frank e della Nina" è uno di quei film che non ti aspetti.
Scritto e diretto da Paola Randi, regista, sceneggiatrice e docente di cinema, il film colpisce subito per visionarietà, freschezza e originalità: non rincorre il realismo sociale né la fiaba pura. Sta in mezzo, con una sicurezza rara.
Randi costruisce una quasi favola metropolitana, ambientata in una Milano laterale, periferica, osservata con uno sguardo che non giudica.
La città non è solo sfondo: è un organismo che respira, che accoglie e respinge, che illumina e nasconde. I suoi spazi diventano luoghi di passaggio, di possibilità, di immaginazione.
In questo contesto si muovono Frank, Nina e Gollum: tre figure che oscillano tra la realtà e l'utopia. La regista li segue con una delicatezza che non diventa mai buonismo.
Il film non ha paura di mostrare qualche ingenuità narrativa, ma forse è proprio questa libertà che gli permette di respirare: Randi preferisce la fantasia alla perfezione, l’intuizione alla rigidità, il gesto poetico alla coerenza assoluta.
Da segnalare la strepitosa colonna sonora: una selezione di brani che chi ascolta “un po’ di musica” riconoscerà immediatamente.
Sono pezzi piazzati con furbizia, quasi ruffianamente, nei momenti giusti, ma funzionano: amplificano le emozioni, danno ritmo, creano un ponte tra la storia e chi guarda.
"La Storia del Frank e della Nina" è un film che sorprende perché non ha paura di essere diverso: visionario senza essere artificioso, tenero senza essere sentimentale, fantasioso senza perdere contatto con la realtà.
Da vedere.
Voto:8/10
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