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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Il dio dell'amore - (Francesco Lagi, 2026) - Recensione - Con Chiara Ferrara, Enrico Borello, Benedetta Cimatti

petardo

 

Un racconto corale sulle relazioni sentimentali nella Roma contemporanea, osservate (addirittura) da Ovidio, che fa da filo conduttore mentre le storie dei personaggi si intrecciano in un girotondo di incontri, crisi e nuove possibilità. 
Il film procede come una catena di relazioni collegate, dove ogni coppia introduce la successiva. Ada e Filippo, Silvia e Arianna, Ester e Jacopo, Linda e Pietro: le loro vite si sfiorano, si complicano, si sovrappongono, creando un mosaico di sentimenti che si trasformano continuamente. Un movimento circolare, in cui amori, tradimenti, incertezze e desideri si propagano da un personaggio all’altro. 

Ovidio, riportato idealmente ai giorni nostri, osserva e commenta questo intreccio, diventando una sorta di coscienza esterna che guida lo spettatore attraverso le metamorfosi emotive dei protagonisti. Il suo sguardo unisce le storie e dà al film un tono leggero, ironico e malinconico. 


"Il Dio dell’amore" è un film che sorprende proprio dove il cinema italiano sulle coppie di solito si affloscia: invece di ripetere il repertorio di crisi, recriminazioni e nevrosi da salotto, costruisce un racconto fresco, elegante, attraversato da una leggerezza che non è superficialità ma grazia narrativa.
La città mostrata è una insolita Roma spesso quasi svuotata, silenziosa.
Ovidio, non in toga ma in abiti civili, è un uomo di oggi che porta però con sé la memoria millenaria del desiderio.
È un’intuizione narrativa interessante: il poeta dell’eleganza latina, colui che raccontò Cupido come forza che trasforma il desiderio in destino, diventa una coscienza che attraversa la modernità.

Il suo interesse è quello di sempre: l’amore che nasce, si complica, si spezza, si reinventa.
E il film suggerisce che, sotto la superficie delle epoche, le dinamiche sono sempre le stesse: esitazioni, slanci, paure, attrazioni, errori. Cambiano i telefoni, non gli esseri umani.
Il film stupisce per la freschezza con cui intreccia le storie, alcune delle quali perfette, senza mai cadere nel bozzetto o nel compitino.
Il contributo degli attori è decisivo, sia quello dei più noti (Colella, Marchioni, Ragonese) sia, e forse soprattutto,  i volti meno familiari, perfettamente a loro agio anche grazie a una rara qualità dei dialoghi.

Voto: 8/10

Il dio dell'amore - (Francesco Lagi, 2026) - Recensione - Con Chiara Ferrara, Enrico Borello, Benedetta Cimatti
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