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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Dreams - (Dag Johan Haugerud, 2024) - Recensione - Con Ella Øverbye, Selome Emnetu, Ane Dahl Torp

petardo

 

Johanne è una ragazza di diciassette anni che vive quel momento della vita in cui tutto è più grande di lei: i sentimenti, le paure, le fantasie. Quando si accorge di provare un’attrazione intensa per la sua insegnante di francese, non riesce a contenerla. La scrive. La trasforma in pagine fitte, in un diario che diventa il luogo dove il desiderio prende forma, dove l’immaginazione corre più veloce della realtà, dove la confusione dell’adolescenza trova un linguaggio.

Quel quaderno, però, finisce nelle mani della madre e della nonna (scrittrice). Lo leggono, ne restano turbate, quasi spaventate dalla forza emotiva che sprigiona. Ma allo stesso tempo riconoscono che in quelle pagine c’è qualcosa di più: una voce che sta nascendo, un talento che affiora, una lucidità che sorprende.

Da quel momento, la casa si riempie di domande: cosa è fantasia, cosa è esperienza, cosa è permesso desiderare, cosa significa proteggere una figlia senza soffocarla. Johanne osserva le reazioni degli adulti e capisce che il suo diario non è solo un segreto rivelato, ma un detonatore: costringe tutti a guardare in faccia la complessità del crescere, del desiderare, del diventare qualcuno.


Il film di Dag Johan Haugerud è norvegese, e non lo nasconde. La vicenda, un’adolescente che si innamora della sua insegnante, in Italia sarebbe stata trattata certamente con toni più melodrammatici. Dreams invece sceglie la via opposta: un approccio quasi clinico, fatto di introspezione, di distacco emotivo.
Questa distanza culturale è parte del fascino del film: la storia sembra filtrata attraverso una lente fredda, che però permette di cogliere sfumature che un racconto mediterraneo avrebbe forse coperto con il rumore.
Uno degli elementi più interessanti è la contrazione dei costumi. La nonna di Johanne è sorprendentemente libertaria, quasi libertina: parla senza freni, giudica poco, vive con leggerezza.
La madre, invece, è più rigida, più ansiosa, più attenta alle convenzioni.
Johanne, infine, è la più timida, la più trattenuta, la più spaventata.
Dreams è logorroico, ma in modo interessante.
La nonna e la madre parlano senza sosta, discutono, analizzano, si contraddicono.
Johanne invece parla poco, ma pensa moltissimo: la sua voce interiore attraversa il film come un fiume sotterraneo, commenta scene che lei non sta vivendo, risponde a dialoghi che non ha sentito.
È un film dove il linguaggio è tutto: quello detto, quello taciuto, quello scritto nel diario, quello immaginato.
Il film non chiarisce sempre cosa sia reale e cosa sia proiezione: e questa ambiguità restituisce fedelmente la confusione emotiva dell’adolescenza.
La storia sembra lineare, quasi prevedibile, finché non arriva la professoressa, una donna dall’aspetto nordafricano, a complicare tutto. Il suo atteggiamento finale, meno empatico del previsto, introduce una crepa: la fantasia di Johanne si scontra con la realtà, e la realtà non è gentile.
Questo scarto dà al film un finale più complesso, più sfumato.
Sorprende che un film così profondamente femminile sia stato scritto e diretto da un uomo.
L'opera,  Orso d’Oro 2025 al festival di Berlino, alla fine, convince, anche se, agli occhi di un fruitore mediterraneo può apparire piuttosto "strano".

Voto: 7.5/10

Dreams - (Dag Johan Haugerud, 2024) - Recensione - Con Ella Øverbye, Selome Emnetu, Ane Dahl Torp
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