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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

L'ultimo turno - (Petra Biondina Volpe, 2025) - recensione - Con Leonie Benesch, Sonja Riesen

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Floria, infermiera in un reparto ospedaliero svizzero ridotto al minimo del personale, affronta un turno notturno che si complica di ora in ora: pazienti gravi, richieste impossibili, pressioni dei medici e un ritmo che non le concede tregua. La stanchezza accumulata e il sovraccarico emotivo portano inevitabilmente ad aumentare il rischio di commettere errori e la costringe a confrontarsi con i limiti umani di chi lavora in condizioni insostenibili.

 

"L’ultimo turno" è un film che colpisce per la sua capacità di trasformare una notte di lavoro in ospedale in un atto d’accusa lucido e doloroso. La regista Petra Volpe costruisce un racconto che non si limita a mostrare la fatica dell’assistenza sanitaria: la mette a nudo, la analizza, la denuncia.

Il punto più forte del film è proprio questo: la contraddizione tra un sistema sanitario ricco, moderno, tecnologicamente avanzato, come quello svizzero, e la realtà di un reparto che non riesce più a garantire condizioni di lavoro sostenibili. Le strutture sono impeccabili, i protocolli codificati, le attrezzature all’avanguardia; ciò che manca, e ciò che sta crollando, è il personale.

Prima dei titoli di coda compare una frase che pesa come un macigno: «Nel 2030 in Svizzera mancheranno 30.000 infermieri qualificati». È la sintesi perfetta del film: un paese che ha tutto, tranne chi può far funzionare quel “tutto”.

In questo contesto, Floria, interpretata da una straordinaria Leonie Benesch, è l’eroina del titolo originale ("Heldin"). Giovane, preparata, competente, empatica, ma schiacciata da un carico di lavoro che nessun professionista dovrebbe sostenere. Il numero dei pazienti che le vengono affidati rende ogni gesto un potenziale rischio: somministrare farmaci, monitorare parametri vitali, rispondere alle emergenze, gestire le ansie dei familiari. Tutto è urgente, tutto è vitale, tutto è troppo.

Il film riesce a rendere palpabile questa pressione: la notte sembra non finire mai, il reparto è un labirinto di richieste, allarmi, decisioni da prendere in pochi secondi. È un caos che non nasce dall’incompetenza, ma dalla mancanza strutturale di personale. E qui la regia di Volpe è notevole: girare un film interamente di notte, dentro un ospedale, senza mai perdere ritmo né tensione.

Guardando L’ultimo turno, è inevitabile confrontare ciò che si vede con le esperienze personali.

Nelle strutture italiane che mi è capitato di capitato di frequentare, fortunatamente, ho notato in genere situazioni meno estreme, meno frenetiche, meno al limite del collasso.

Questo rende il film ancora più inquietante: mostra cosa potrebbe accadere quando un sistema sanitario, pur ricco e ben organizzato, lascia che la carenza di personale diventi una falla irreparabile.

 

Voto: 8/10

L'ultimo turno - (Petra Biondina Volpe, 2025) - recensione - Con Leonie Benesch, Sonja Riesen
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