Bonassola - Senza fine - Tributo ad Ornella Vanoni e Gino Paoli a cura de "La Bottega della Musica"
La serata era iniziata sotto i migliori auspici: passeggiatona di 3,5 km da Levanto a Bonassola lungo la litoranea ricavata dalle vecchie gallerie ferroviarie. Un percorso talmente pianeggiante che perfino chi si spaventa davanti a un cavalcavia avrebbe potuto affrontarlo con l’orgoglio di un alpinista.
La luce del tramonto, il mare che sbuffa, le gallerie fresche… insomma, tutto prometteva bene.
L’obiettivo era duplice: un po’ di sport da villeggianti motivati, un po’ di paesaggio da cartolina, e infine il concerto “Senza fine”, tributo a Ornella Vanoni e Gino Paoli a cura de La Bottega della Musica.
Non ci aspettavamo miracoli, ma almeno qualcosa di decoroso.
Arrivati in piazza, il trio (chitarra, basso e tastiere) aveva già iniziato, davanti a un pubblico numeroso e lievemente agée — come noi, del resto.
I primi tre o quattro pezzi sono… diciamo discutibili ma ancora ascoltabili.
Il tipo di esibizione che ti fa pensare: “Va beh, dai, sono tribute, non pretendiamo la reincarnazione di Paoli”.
Poi arriva il momento clou: il brano che dà il titolo alla serata.
E lì, purtroppo, il sipario cade.
“Senza fine”, versione strapazzata.
Il trio decide di personalizzare il brano, scelta nobile, in teoria.
In pratica, però, richiede una condizione fondamentale: saperlo fare.
Il risultato?
Un valzerone evidente, di quelli da balera del dopoguerra, non certo da omaggio a Paoli.
L’atmosfera originale viene banalizzata, stiracchiata, appiattita.
Le intonazioni canore sembrano provenire da un universo parallelo in cui Ornella Vanoni è stata sostituita da una zia volenterosa al karaoke.
A quel punto, definire la serata “imbarazzante” sarebbe stato un atto di gentilezza.
E il colpo di grazia arriva subito dopo: una canzone napoletana.
Che non c’entra assolutamente nulla né con Paoli né con Vanoni.
Un inserto talmente fuori contesto da farci intuire che la nostra missione artistica era giunta al termine.
La ritirata strategica verso Levanto è apparsa non solo sensata, ma quasi un dovere morale.
Conclusione
La passeggiata è stata splendida, il concerto… meno.
Ma almeno abbiamo guadagnato una storia tragicomica da raccontare e una nuova consapevolezza:
a volte i tribute sono “senza fine”, sì, ma nel senso che non finiscono mai di peggiorare.
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