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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Levanto, Giacomo Maria Prati presenta il saggio "Arcadia. Tredici divagazioni da Omero a Carmelo Bene"

petardo

 

La presentazione dell’ultimo libro di Giacomo Maria Prati alla loggia medievale di Levanto è stata una di quelle serate in cui la cultura si mette in scena con naturalezza, senza forzature, quasi come se il luogo, pietra antica, archi, fosse stato costruito apposta per ospitare un intellettuale dalla mente nomade e dalle connessioni ardite.


La formazione multidisciplinare del tortonese Prati, giornalista, saggista, conferenziere, funzionario direttivo del Ministero della Cultura dal 2001 e oggi in servizio alla Pinacoteca di Brera–Biblioteca Braidense, non è un dettaglio biografico, ma la chiave di lettura del suo intero approccio.
Prati l'arte cerca di attraversarla, la mescolarla, usarla in definitiva come lente per osservare la bellezza in tutte le sue forme. La sua passione intellettuale è onnivora, e questo si riflette nel modo in cui costruisce i suoi libri e le sue conferenze.


La sua ultima pubblicazione, "Arcadia. Tredici divagazioni da Omero a Carmelo Bene", porta nel titolo quella cifra eclettica che è ormai la sua firma.
Arcadia come luogo mentale, come spazio di libertà, come terreno di gioco dove l’arcaico e il contemporaneo dialogano.

 

Prati ha mostrato una abilità affabulatoria notevole, capace di passare da Omero a Carmelo Bene senza che il pubblico avverta scarti o salti logici.


Il suo metodo è chiaro: trattare l’arcaico come se fosse contemporaneo e il contemporaneo come se fosse arcaico.


Ne nasce un percorso di collegamenti arditi ma solidamente argomentati e profondi.


La necessità di unire epoche, linguaggi e sensibilità lontane è una costante della sua produzione.
Basta scorrere i titoli dei suoi ultimi lavori prima di questo: "La terra della talpa. Da Leonardo a Woody Allen" e "Saturno e l’Orchidea. Da Costantino a Nanni Moretti".

 

Accostamenti che sembrano impossibili, ma che nelle sue mani diventano naturali, quasi inevitabili.
Prati cerca la continuità dell’umano, quella linea sotterranea che attraversa secoli e stili e che permette di leggere un mosaico bizantino e un film di Moretti come due variazioni sul medesimo tema.


La presentazione è stata una meritoria serata culturale di fine estate, una di quelle che Levanto sa regalare quando decide di coniugare l’alto con il basso, l’intellettuale con il quotidiano.

E il contrasto, ieri, era evidente.

A cento metri dalla loggia medievale, una festa rumorosa sparava musica “tunz tunz” a tutto volume.
Giovani e meno giovani ballavano felici, sudati, forse un po’ storditi, forse proprio consolati da quel ritmo semplice e ripetitivo che tiene lontani, per qualche ora, i pensieri sul futuro, incerto e per molti aspetti spaventoso.


Due Levanto simultanee: una che cerca di pensare, una che balla.
E forse entrambe, a modo loro, cercano la stessa cosa: un po’ di bellezza, un po’ di tregua.


La presentazione di Prati è stata un piccolo esempio di come la cultura possa ancora creare comunità, anche quando il mondo intorno sembra correre in direzioni opposte.
Una serata che ha mostrato Levanto nella sua doppia anima: riflessiva e festaiola, antica e contemporanea, proprio come le divagazioni di Arcadia.

Levanto, Giacomo Maria Prati presenta il saggio "Arcadia. Tredici divagazioni da Omero a Carmelo Bene"
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