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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Viaggio - Da Vigevano a Liegi - Liegi

petardo

Dal paradiso alsaziano alla giungla urbana

Il viaggio da Kaysersberg a Liegi è una di quelle traversate che ti fanno pensare: “Ma perché non viviamo sempre in Alsazia?”. Poco più di 400 km tra colline francesi così amene che quasi ti dispiace attraversarle in auto invece che a dorso di mulo, poi un Lussemburgo visto solo dal finestrino (ma comunque ordinato come un plastico ferroviario), e infine il Belgio, che dall’autostrada sfoggia la sua solita collezione di pale eoliche.

Le pale eoliche belghe sono un mistero della fisica:

– una gira con entusiasmo,

– quella accanto è ferma,

– quella dopo sembra dire: “Io oggi sciopero, arrangiatevi”.

Un balletto energetico che nessuno ha mai davvero spiegato.
 

L’epic fail dell’AI a metà strada tra Kaysersberg e Liegi

A mezzogiorno, sull’autostrada decidi di consultare la tua fidata AI consulente di viaggio. Hai fame, hai caldo, hai voglia di un panino degno di questo nome. E soprattutto hai voglia di un paesino pittoresco, di quelli che sembrano usciti da un acquerello ottocentesco, con un bar che sappia trasformare un panino in un’esperienza gastrica.

L’AI, con la sua solita sicurezza da “tranquillo, so io dove devi andare”, ti indica un villaggio poco fuori dall’autostrada che, a suo dire, possiede tutte le caratteristiche richieste: storia, fascino, pittoresco, panini stellati. Un Eden gastronomico a portata di uscita.

Seguiamo il consiglio. E sbagliamo.

Esci dall’autostrada. Ti inoltri nella campagna. Arrivi al villaggio.

Ed ecco il colpo di scena: il posto è talmente ordinario che persino Google Street View si rifiuterebbe di aggiornare le foto. Di storia non c’è traccia, se non forse quella di un lampione anni ’80 che ha visto tempi migliori. Di pittoresco nemmeno l’ombra. Di bar… pure.

Il panino perfetto? Un miraggio. Un’allucinazione da mezzogiorno autostradale.

A quel punto, delusi e sudati sotto il sole di luglio, retrocediamo verso la civiltà. E la civiltà, in questo caso, prende la forma di un mega-centro commerciale en plein air: capannoni giganteschi, aria condizionata impostata su “Antartide”, e una collezione di fast food che farebbe impallidire un aeroporto internazionale.

Non il pittoresco villaggio storico che avevamo immaginato. Ma almeno lì qualcosa da mettere sotto i denti c’era.

 

Arrivo a Liegi: 200.000 abitanti e 200.000 gradi

Arriviamo nel primo pomeriggio, accolti da un anomalo caldo che manco a Siviglia. Liegi, con i suoi quasi 200.000 abitanti, ci saluta subito con il suo biglietto da visita: svincoli, traffico, Google Maps in crisi esistenziale e noi che cerchiamo di capire quale delle tre rotonde consecutive sia quella giusta.

 

L’albergo: il regno dell’angustia

Prenotato su Booking, a 10 minuti dal centro. La ragazza della minuscola reception vi consiglia di non pagare il parcheggio convenzionato (forse lontano, forse immaginario) e di tentare la sorte nella piazzetta alberata lì vicino. Un consiglio che suona come: “Provate, magari vi va bene”.

Poi le scale a chiocciola, strette come il senso civico di certi automobilisti, che avvolgono un montacarichi ancora più stretto dove una signora smilza si infila con le valigie. Un momento così surreale che Fellini avrebbe preso appunti

In stanza, ovviamente, niente aria condizionata. Per compensare:

– acqua minerale omaggio,

– un mini‑frigo che si apre dal lato sbagliato,

– un ventilatore a colonna che sembra dire: “Io faccio quel che posso, non chiedetemi miracoli”.

Per vantarmi con gli amici, vado dicendo che abbiamo soggiornato in un albergo con sauna inclusa nel prezzo.

 

Attraverso Liegi a zig‑zag

Per raggiungere l’atelier del figlio (vedi qui) attraversiamo praticamente tutta la città: 30 minuti a zig‑zag alla ricerca di un’ombra. Liegi è vivace, multietnica, rumorosa, piena di vita… e con una pulizia delle strade che fa rimpiangere l’Alsazia. Ma questo lo sapevamo già.

In una piazza incrociamo una festa africana: musica, balli, gente che si diverte nonostante il caldo. Una scena allegra, colorata, e soprattutto molto più energica di noi, che nel frattempo ci stiamo sciogliendo come gelati.

 

Breve storia di Liegi (versione “non annoio nessuno”)

Liegi è una città che ha avuto un passato notevole, ma che ha la tendenza a farsi distruggere ogni volta che succede qualcosa di storico. Tra rivolte, rivoluzioni, incendi, guerre e “ristrutturazioni creative”, molte delle sue costruzioni più importanti sono sparite o ridotte a fantasmi architettonici.

È stata capitale di un principato vescovile per secoli: ricca, potente, colta… e poi regolarmente presa a schiaffi dalla storia. Il risultato è una città che oggi mescola antico, moderno, ristrutturato, reinventato e ricostruito con una certa fantasia.

 

La Montagne de Bueren

La Montagne de Bueren è la scalinata simbolo di Liegi: 374 gradini dedicati ai soldati caduti nel XV secolo. Ripida, scenografica, perfetta per capire quanto siete fuori forma. Salirla con 35 gradi è un’esperienza mistica.

 

Place Saint‑Lambert e il Palazzo dei Principi‑Vescovi

Qui Liegi mostra il suo lato “nobile”. Il Palazzo dei Principi‑Vescovi è un colosso architettonico: iniziato da Notger alla fine del X secolo, ampliato nel XII, ricostruito tra il 1526 e il 1536 da Arnold van Mulcken, ritoccato nel 1737.

Accanto, un tempo, c’era la grande cattedrale di Saint‑Lambert, oggi scomparsa. Restano i sotterranei archeologici (chiusi la domenica, “ovviamente”: qui la domenica è chiuso quasi tutto, centri commerciali compresi, dove volevamo infilarci per una rinfrescatina) e delle colonne in tondini di ferro che evocano le antiche colonne vere: un “fantasma architettonico”, poetico e un po’ malinconico.

 

La Cattedrale di San Paolo

La cattedrale attuale è gotica, elegante, luminosa, con vetrate multicolori di dubbia datazione. È stata restaurata parecchio (e si vede), ma mantiene un certo fascino.

 

Parc de la Boverie e il ponte “La Belle Liégeoise”

Il Parc de la Boverie è piacevole, verde, rilassante, con parecchie papere. Da qui parte il ponte pedonale La Belle Liégeoise, progettato da Laurent Ney, che collega il parco al quartiere moderno e alla stazione progettate dall'archistar Santiago Calatrava.

La stazione è un capolavoro di curve, vetro e acciaio: Calatrava al 100%.

Nel frattempo, simpatici bambini facevano il bagno nella fontana.
Permesso? Probabilmente no.
Divertente? Assolutamente sì.

 

Le cene fuori città

Le due sere a Liegi le abbiamo passate cenando fuori, in auto, come esploratori gastronomici.

Prima sera: ristorante belga. Entrando scopriamo che l’aria condizionata è guasta e che il locale è gestito da italiani, discendenti dei minatori arrivati negli anni ’50. Cucina belga con accento italiano: un’esperienza antropologica.

Seconda sera: ristorante thailandese, simpatico, fresco, aromatico. Perfetto per dimenticare il caldo e la mancanza di aria condizionata dell’albergo.

La Mosa, fiume che attraversa Liegi.

La Mosa, fiume che attraversa Liegi.

La Montagne de Bueren

La Montagne de Bueren

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Il Palazzo dei Principi‑Vescovi

Il Palazzo dei Principi‑Vescovi

Viaggio - Da Vigevano a Liegi - Liegi
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Place Saint‑Lambert

Place Saint‑Lambert

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La Cattedrale di San Paolo

La Cattedrale di San Paolo

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Parc de la Boverie

Parc de la Boverie

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Il ponte “La Belle Liégeoise”

Il ponte “La Belle Liégeoise”

Quartiere e stazione progettati dall'archistar Santiago Calatrava.

Quartiere e stazione progettati dall'archistar Santiago Calatrava.

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