Take five - (Guido Lombardi, 2013) - Recensione - Con Peppe Lanzetta, Salvatore Striano, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster, Gaetano Di Vaio
La riparazione di una perdita di acqua in un caveau di una banca, a Napoli, stuzzica le fantasie delinquenziali di Carmine, di un giovane idraulico.
Con l'aiuto dell'esperto Gaetano, racimola un gruppetto eterogeneo di ex delinquentelli (3, per la precisione) per mettere a segno il colpo che avrebbe dovuto renderli ricchi.
Ma on tutto andra' come nelle rosee previsioni...
Effettivamente temevo che "Take five" fosse un film in cui la comprensione dei dialoghi per un non napoletano fosse non semplicissima, ma mai mi sarei aspettato una simile situazione.
Per me che abito in Lombardia, le biascicate parole dialettali sono state percepite come un quasi completamente incomprensibile borbottio, e la sceneggiatura poco interessante non faceva molto per accendere almeno un po' di quella attenzione che sarebbe stata indispensabile per seguire il film, cosi', dopo un'oretta di incomprensione e noia, abbiamo deciso di interrompere la visione, cosa d'altra parte rarissima, per me.
Non capisco perche', in nome di una presunta veridicita' delle scene che compongono un film, si decida di usare un linguaggio che sara' poco o del tutto non fruibile da parte della maggior parte delle persone che intenderanno vederlo. Al limite, sebbene non mi entusiasmino, si sarebbero potuti inserire dei sottotitoli.
Secondo me, in generale, sarebbe sufficiente che gli attori parlassero con una cadenza tipica del luogo dove si svolge il film, senza usare un "dialetto estremo" che rende lo stesso comprensibile solo in una ristretta zona.
In conclusione, Take five e’ un film, a mio parere, riservato a chi capisce bene il dialetto napoletano (e a chi piace il genere). Per tutti gli altri, e’ meglio astenersi dalla visione…
