Overblog Tutti i blog Blog migliori Casa, artigianato e fai da te
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

The Way Back - (Peter Weir, 2010)

petardo

   

Film del 2010 di Peter Weir basato, pare, su una storia vera, raccontata da Sławomir Rawicz, ex prigioniero polacco in un gulag siberiano, nel suo libro di memorie.

Janusz (Jin Sturgess) e` un tenente dell’esercito polacco condannato a 20 anni per spionaggio : l’accusa si e` basata sulla testimonianza, estorta sotto tortura, della moglie.

Dopo qualche tempo di permanenza nel gulag, lui e altri 6 detenuti tentano con successo la fuga, ma, essendo in Siberia, la parte piu` difficile non e` la fuga dal campo, ma il superamento del lunghissimo cammino di ritorno : 6500 km, circa, per raggiungere l’India attraversando zone dapprima gelide (la Siberia), poi desertiche (la Mongolia), infine gelide e impervie (l’Himalaya).

Il film e` il racconto di questo incredibile percorso, irto di difficolta` di ogni genere, dal trovare cibo al sopportare il clima, e sempre rischiando di essere riconsegnati al gulag perche` il regime premia chi riporta indietro i condannati.

Dei 7 fuggiaschi, uno, per sua scelta, non esce dal confine russo (e` l’unico criminale « non politico », Valka, un personaggio sgradevole interpretato da Colin Farrel), due muoiono e con loro l’ottavo componente, Irena, una ragazza in fuga da una fattoria collettiva che si unisce a loro durante il percorso, ma non resiste all’attraversamento del deserto.

Dei 4 rimasti, uno, americano, si fa rimpatriare utilizzando la diplomazia americana a  Lhasa, mentre gli altri tre raggiungono l’India.

Ci sono parecchie discussioni sulla veridicita` sia del film che del libro: la maggior parte delle persone infatti ritiene impossibile fare tutti quei chilometri, in condizioni di salute gia` precarie all’uscita dal gulag, e poi destinate solo a peggiorare per gli effetti del clima e della denutrizione. Pare poi che nel libro si parli addirittura di incontri con gli yeti, il che non aumenta certo la credibilita` della storia.
Ma anche se fosse un’invenzione, e` comunque una storia che ha un certo fascino.

Janusz e` indubbiamente il leader del gruppo per la sua determinazione ad arrivare a ogni costo; accanto a lui Mr. Smith (Ed Harris), piu` anziano, l’americano imprigionato perche` accusato dal figlio, anche lui torturato per estorcergli una confessione e poi ucciso.
Entrambi hanno un problema di senso di colpa, che pero` Janusz spera ancora di superare incontrando la moglie, mentre per Mr Smith e` impossibile e questo spiega la sua tentazione di lasciarsi morire. Ma Mr Smith e` comunque una specie di « saggio » nell’ambito del gruppo.
Irena (Saoirse Ronan) e` l’elemento « di rottura » nel gruppo, all’inizio Mr Smith non la vuole con loro perche` non si fida, e in effetti lei all’inizio racconta parecchie bugie, ma poi i rapporti si chiariscono e si distendono.
La presenza di Irina ha un effetto curioso sul gruppo: a poco a poco tutti si confidano con lei e lei, comportandosi come quella che in un altro contesto definiremmo «una pettegola», raccontando a ciascuno le storie degli altri, in qualche modo finisce per solidarizzarli quasi tutti: tutti tranne Valka, che non fa parte comune con nessuno, ma in fondo e` ovvio. Oltretutto e` l’unico che si definisce « comunista » e disprezza gli altri, anticomunisti dichiarati, che ricambiano e non si fidano di lui.

Affascinante anche per i paesaggi che vengono mostrati, e` il racconto di una sfida impossibile, di un’ingiustizia insopportabile e anche di una rielaborazione del concetto di perdono.

Va notato anche il totale anticomunismo che non sembra compensato da un altrettanto forte antinazismo, ma forse e` solo un risultato del fatto che e` di gulag, e non di lager, che si sta parlando in questo film ; in fondo anche nei film sul nazismo non si fa accenno ai gulag, e nessuno se ne stupisce.

Ovviamente lo spettatore puo` correlare e soppesare secondo le sue opinioni.

Bravi gli attori, molto bravo Peter Weir a distribuire momenti emozionanti e momenti di riflessione e approfondimento psicologico in un fim che avrebbe anche potuto essere solamente il racconto spettacolare di un’ impresa «epica».

 

 

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenti