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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Il Mercante di Venezia (Michael Radford, 2004) Con Al Pacino

petardo

 

Fedele trasposizione cinematografica dell'omonimo dramma di William Shakespeare.

Due parole per chi non conoscesse la trama: Shylock, il mercante, è un usuraio ebreo che vive a Venezia, nel ghetto.

Gli Ebrei del ghetto, proprio a causa della loro attività di usurai, erano pubblicamente disprezzati e umiliati, ma in privato cercati dai veneziani bisognosi di un prestito.

Un giovanotto a corto di denaro e ansioso di sposare una ricca ereditiera si fa prestare, proprio da Shylock, un'ingente somma di denaro. Un suo amico piu` anziano, mercante con navi in viaggio un po' per tutto il mondo, si impegna come garante presso l'ebreo, ma la garanzia che Shylock gli chiede è piuttosto inquetante: se il giovanotto non sarà in grado di restituire la somma, Shylock avrà diritto, come risarcimento, ad esigere una libbra di carne tolta dal corpo dell'amico.

Terrificante promessa.

Avviene il peggio, tutte le navi dell'amico fanno naufragio e il giovane non è in grado di far fronte al suo debito: il terribile Shylock chiede il pagamento del debito come pattuito.

Fin qui sembra di essere sul punto di assistere a un film dell' orrore: ma un misterioso avvocato si fa avanti in difesa del veneziano e riesce con l'astuzia a ritorcere le pretese di Shylock contro di lui. Alla fine sarà Shylock a essere condannato, privato di tutti i suoi beni e addirittura costretto a convertirsi al cattolicesimo.

Ometto di proposito tutte le sfumature della vicenda e le storie parallele.

Mi interessa il "taglio" di questa storia, che in un crescendo inesorabile sembra spostare l'atteggiamento nei confronti del protagonista, dalla compassione all'orrore, fino al disgusto e quasi alla soddisfazione per la sua umiliazione finale.

Non cadiamo nella tentazione di chiosare "il truffatore truffato": non e` cosi`, o almeno non e` cosi` semplice.

E` inevitabile incappare in riflessioni spinose, sul fatto che è più facile essere compassionevoli con una vittima debole e indifesa, piuttosto che con una che tenta di difendersi; che la vittima che si difende viene fatta passare per aggressore e sulle sue spalle si fa ricadere l'intera colpa del "conflitto"; sul fatto che se il protagonista è "cattivo" viene più facile pensare che alla fine abbia avuto quel che si merita; sulla proverbiale conclusione che la vendetta si ritorce su colui che l'ha escogitata, indipendendemente da quanto buone o meno buone fossero le sue ragioni; che i "potenti", alla fine, hanno sempre il coltello dalla parte del manico.

Resta l'atrocita` della punizione di questo piccolo uomo un po' perverso che viene letteralmente distrutto proprio nel momento in cui pregustava la vittoria, distrutto con inganno e furbizia da chi, dopo averlo disprezzato, pensava di potersi comunque servire di lui.

Insomma, brutti sporchi e cattivi un po' tutti, tranne.. tranne le donne, che in questa storiaccia fanno un po' la parte del deus ex-machina e tolgono letteralmente dai guai i maschi sprovveduti e furbastri.. ma comunque maestre di inganno e furbizia.

Grande interpretazione di Al Pacino nella parte di Shylock, e in generale ben recitato e ben girato, anche se un po' faticoso, a tratti, per l'uso di un italiano "antico" nella traduzione dei dialoghi.

 

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