Levanto Music festival 2026 - Anutis - Quartetto vocale femminile
Quando ho realizzato che il concerto del Quartetto Anutis sarebbe stato non amplificato, in piazza del Popolo, sotto la loggia medievale di Levanto, ho avuto un attimo di perplessità.
La piazza, infatti, è bella… ma anche strategicamente posizionata per raccogliere ogni rumore possibile: il brusio dei ristoranti, il tintinnio dei piatti, le conversazioni dei tavoli all’aperto e, soprattutto, i motorini dei ragazzi, quei piccoli strumenti di tortura sonora che sembrano progettati per trapanare le orecchie con un repertorio di spernacchianti variazioni sul tema “due tempi inferocito”.
Il Quartetto Anutis è formato da:
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Juliana Azevedo
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Caterina De Biaggio
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Laura Giavon
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Alba Nacinovich
Nato nell’estate del 2022 grazie all’incontro con Giovanna Marini, il quartetto porta con sé un’idea di vocalità che non è semplice esecuzione, ma ricerca, memoria, corpo.
Anche loro, appena arrivate, hanno capito che la serata sarebbe stata una sfida. Il programma originario, più raccolto, più intimista, è stato rimodulato per contrastare la rumorosità ambientale.
Hanno scelto brani con sonorità più forti, organizzati in tre quadri, con musiche di Giovanna Marini e Paola Nicolazzi, su testi di Pier Paolo Pasolini, Giovanna Marini e Belgrado Pedrini.
Il modo di cantare del quartetto è stato da subito affascinante e sorprendente.
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Polifonia femminile serrata
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Voci nude, senza artifici
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Timbri diversi che si incastrano come tessere di un mosaico
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Echi di canti liturgici, popolari, fado, jazz
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Una vocalità che sembra venire da lontano e allo stesso tempo parlare al presente
È un canto che non imita la tradizione, la riattiva facendola vivere.
Anutis è un ensemble che unisce tradizione e ricerca, con un approccio antropologico alla voce: la voce come memoria collettiva, come gesto, come testimonianza.
Il risultato è un canto intenso, fisico, capace di passare da un Miserere sardo a una suite pasoliniana senza perdere identità, come se ogni brano fosse un capitolo dello stesso racconto.
Anche il bis è stato sorprendente. Le quattro cantanti si sono mischiate al pubblico, senza palco, senza distanza, e hanno intonato “Bella Ciao”.
Non una versione da cartolina, non un coro da festa. Un Bella Ciao da brividi, scolpito nelle armonie, nella fisicità delle voci, nella vicinanza.
Un concerto eccezionale, nonostante (e forse grazie a) una location complicata. Anutis ha trasformato una piazza rumorosa in un luogo di ascolto, ha piegato il contesto alla propria arte, e ha dimostrato che la voce, quando è vera, non ha bisogno di amplificazione: si amplifica da sola, nelle persone che la ascoltano.
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