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La lezione - (Stefano Mordini, 2025) - recensione - Con Matilda De Angelis, Stefano Accorsi

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Elisabetta, avvocatessa determinata e molto stimata, riesce a far assolvere il professor Walder, docente carismatico e controverso, accusato di violenza sessuale da una studentessa. Il verdetto di innocenza, però, non restituisce all’uomo la sua vita precedente: reintegrato ma isolato dall’università, Walder chiede a Elisabetta di seguirlo in una nuova causa contro l’ateneo. 

Questo nuovo incarico non convince Elisabetta, peraltro turbata da segnali inquietanti: presenze, pedinamenti, ombre che sembrano riportare alla sua vita l’ex compagno Daniele, già condannato per stalking. La tensione cresce, e il confine tra realtà e paranoia si assottiglia. Elisabetta non sa più di chi fidarsi.

Il film segue la sua discesa in un territorio psicologico instabile, dove manipolazione, senso di colpa e verità sfuggenti si intrecciano. Elisabetta è costretta a mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere sulla giustizia, sulle persone che la circondano e su se stessa. 

 

"La lezione", diretto da Stefano Mordini e tratto dall'omonimo romanzo di Marco Franzoso, è uno di quei thriller psicologici che non cercano l’effetto speciale, ma la corrosione lenta. La regia lavora sulla percezione, sul dubbio, sulla sensazione che la realtà possa incrinarsi da un momento all’altro. Lo spettatore vive nella stessa bolla emotiva della protagonista: un mondo dove ogni ombra può essere un presagio.
Il film riesce a mantenere una tensione costante: la "paura" non nasce da ciò che accade, ma da ciò che potrebbe accadere: ti ritrovi a scrutare ogni dettaglio, ogni silenzio, ogni sguardo.

La musica: qui il film fa una scelta sorprendente rispetto ai thriller che cercano la scorciatoia della “musichetta inquietante”.
La colonna sonora ricorrente è La canzone dei vecchi amanti di Jacques Brel, nella versione di Franco Battiato: un brano di una bellezza struggente, che però nel film diventa un coltello emotivo.
Non è un tema infantile e martellante alla Profondo Rosso: è una melodia che raggiunge la protagonista e lo spettatore come un fantasma, perché appartiene alla storia d’amore passata tra Elisabetta e Daniele.
Ogni volta che ritorna, non è solo musica: è memoria, trauma, minaccia.
Il film non ha paura di mostrare una protagonista che, pur essendo avvocato, oltrepassa il codice penale.
Sono scelte che stupiscono, certo, ma non risultano gratuite: il suo stato mentale è progressivamente eroso da paura, manipolazione, isolamento.
Matilda De Angelis è eccellente: fragile, nervosa, intelligente, sempre sul punto di spezzarsi.
Il resto del cast sostiene bene la tensione, senza sbavature.

 

Voto: 7.5/10

La lezione - (Stefano Mordini, 2025) - recensione - Con Matilda De Angelis, Stefano Accorsi
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