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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Domodossola - Concerto dell'orchestra a plettro "Città di Milano"

petardo

 

La serata inaugurale dell’Ossola Guitar Festival, giunto alla sua trentesima edizione, si apre con un gesto conviviale: l’apericena (da 20 euro) proposta dall’ente organizzatore. Un buffet semplice ma curato, pensato per radunare il pubblico mentre il sole scende dietro i tetti di Domodossola, con qualche allarmante accenno di pioggia che, per fortuna, ci ha graziato, congedandosi addirittura con un arcobaleno.

Il giardino del Monastero delle Suore Rosminiane è il teatro dell’intera serata: un luogo dal fascino delle cose un po’ vissute, un po’ sbrecciate, che conservano una dignità discreta anche nella loro decadenza.

Il monastero nasce nell’alveo dell’opera di Antonio Rosmini, filosofo e sacerdote ottocentesco che fondò l’Istituto della Carità (i Rosminiani) e, in seguito, il ramo femminile. Le Rosminiane si dedicarono a istruzione, assistenza e vita contemplativa, aprendo case in varie località dell’arco alpino.

Il complesso di Domodossola, sorto tra fine Ottocento e primo Novecento, rispecchia l’architettura sobria e funzionale delle congregazioni educative. Con il declino delle vocazioni nel secondo Novecento, molte case rosminiane hanno cambiato funzione: alcune sono state chiuse, altre riconvertite a centri culturali, altre ancora affidate a enti locali. Il giardino che ospita il concerto è dunque un luogo di continuità e trasformazione, dove la memoria religiosa convive con un presente laico e comunitario.

 
L’orchestra a plettro “Città di Milano”: un’anomalia virtuosa

Il cuore dell’ensemble non è la chitarra, né il violino, né il pianoforte: è il mandolino, strumento che porta con sé un immaginario di osterie, serenate, vino rosso e musicisti che suonano “a orecchio”.

Il mandolino discende dalla famiglia dei liuti, strumenti medievali e rinascimentali a corde pizzicate. A Napoli, tra XVII e XVIII secolo, prende forma il mandolino moderno:

  • cassa a guscio,

  • quattro coppie di corde metalliche,

  • accordatura simile al violino,

  • timbro brillante e penetrante.

Da strumento popolare diventa presto protagonista di serenate, musica da camera, repertori virtuosistici e, nell’Ottocento, di vere e proprie orchestre a plettro.

Il direttore dell’orchestra, brillante e autoironico, spiega con chiarezza la parentela stretta tra mandolino e violino: stessa dimensione, stessa accordatura, stesso ruolo melodico. La differenza sta nel modo di tenere la nota: nel violino interviene l’archetto, che permette un suono continuo; nel mandolino, invece, la nota è sostenuta grazie al trillo del plettro, un rapido avanti‑indietro sulle corde doppie.

Una soluzione che ha il sapore di una “furbizia italica”: ingegnosa, un po’ di ripiego, un po’ da musicisti di osteria che cercano di cavarsela con ciò che hanno. Da qui la domanda provocatoria: il mandolino è un violino che non ce l’ha fatta? Forse sì, forse no: di certo è uno strumento che ha trovato una sua via, una sua estetica e una sua dignità sonora, anche se oggi un po’ dimenticato.

Accanto ai mandolini, l’ensemble schiera chitarre, contrabbasso, batteria e uno strumento a fiato: una formazione ibrida, capace di muoversi tra tradizione popolare e arrangiamenti orchestrali.

 
Il programma

Il programma della serata propone colonne sonore celebri, da Rota a Morricone, passando per Zimmer e persino Barber. Un repertorio che parla a tutti, che non richiede competenze musicali e che permette al mandolino di misurarsi con atmosfere cinematografiche.

Il direttore lo ammette con onestà: l’adattamento del mandolino funziona meglio in alcuni brani che in altri. A volte il timbro pizzicato illumina la melodia, altre volte sembra inseguire un’orchestrazione più grande di lui.

Alla fine, il concerto risulta gradevole, ben costruito, accolto da un pubblico numeroso e attento.

Domodossola - Concerto dell'orchestra a plettro "Città di Milano"
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