Al Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, “Regina. Sperimentatrice geniale”
Una donna nata nel 1894 in un piccolo paese della Lomellina può diventare una “sperimentatrice geniale” delle arti visive?
La risposta è sì, e ha un nome preciso: Regina Cassolo Bracchi, nata a Mede nel 1894, figura luminosa e sorprendentemente moderna, oggi finalmente celebrata da una grande mostra, assolutamente da vedere, inaugurata a Vigevano e destinata a durare cinque anni.
La storia di Regina è una storia di confini superati.
Nata in una Lomellina ancora rurale e isolata, lontana dai centri culturali, cresce in un contesto che non promette certo un futuro nell’arte. Eppure, contro ogni previsione — e contro un sistema artistico dominato dagli uomini — Regina riesce a imporsi come una delle voci più originali del Novecento italiano.
Regina entra presto in contatto con il Futurismo, e, nel dopoguerra, aderisce al Movimento Arte Concreta.
Il tratto più sorprendente della sua opera è la sperimentazione materica.
Regina non si accontenta della pietra delle prime sculture: esplora l’alluminio, i metalli leggeri, fino ad arrivare al plexiglass, materiale allora quasi inesplorato in ambito artistico.
La sua ricerca anticipa sensibilità che diventeranno centrali solo decenni dopo.
Oggi, a oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Regina torna nella sua terra con una mostra che ha il sapore della restituzione.
Regina. Sperimentatrice geniale
Luogo: Castello Sforzesco di Vigevano, Museo Archeologico della Lomellina
Durata: cinque anni
Opere esposte: circa 100, provenienti dal suo paese natale
Allestimento: una sezione del castello restaurata appositamente per accogliere la collezione
L’esposizione non è solo un omaggio: è un atto di giustizia culturale.
Le opere, rimaste per decenni quasi invisibili, trovano ora una collocazione luminosa e prestigiosa, in un dialogo continuo con gli spazi storici del castello.
Una mostra che racconta una storia che parla anche a noi, oggi.
La storia di una donna che, partita da un luogo periferico, ha saputo reinventare la scultura italiana.
La storia di un’artista che ha creduto nella forza della forma, della materia, della sperimentazione.
La storia di un territorio — la Lomellina — che finalmente riconosce una delle sue figlie più visionarie.
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