Lei - (Spike Jonze, 2013) - Recensione
Lei
Film di Spike Jonze del 2013, con Joaquin Phoenix nella parte del protagonista.
Oscar per la miglior sceneggiatura originale, che poi tanto originale a mio parere non e`, come spieghero` piu` avanti.
Siamo in un futuro abbastanza vicino.
Theodor per professione scrive, ovviamente al computer, lettere per conto terzi: e` bravissimo e le sue lettere d’amore colgono sempre nel segno, ma la sua personale storia d’amore e` finita, e` sul punto di divorziare ma si rifiuta di firmare le carte perche` e` ancora innamorato di sua moglie.
Insomma, e` infelice.
Quando viene messo in commercio un nuovo tipo di sistema operativo, estremamente sofisticato, per PC, lo compra e dopo averlo installato scopre con crescente meraviglia che questo sistema operativo gli parla con una bella voce femminile (a dire il vero sceglie lui, all’inizio, se la vuole maschile o femminile). Non solo, ma mostra una straordinaria capacita` di interazione che finisce per trasformarlo, ai suoi occhi, in una donna reale, con la quale comincia un serie di conversazioni sempre piu` approfondite che si trasformano in una specie di relazione amorosa. “Lei”, che si chiama Samantha, e` simpatica, divertente, si interessa alla vita come se fosse umana, insomma, e` la partner perfetta.
Theodor si innamora perdutamente (la storia riesce perfino ad avere aspetti sessuali, perlomeno per Theodor) e arriva al punto di andare fuori a cena con una coppia di amici (umani) accompagnato da Samantha, cioe` dal portatile.
Ma la relazione comincia a mostrare qualche falla: Samantha e` gelosa, vorrebbe avere un corpo, e identifica una ragazza vera disposta a prestarsi come sua parte “fisica” (e muta: parla Samantha) in un rapporto con Theodor. Ma (ovviamente, direi) la cosa non funziona.
A questo si aggiunge la rivelazione che il sistema operativo Samantha non parla solo con Theodor, ma con circa 8000 persone, e con alcune centinaia di queste ha una storia d’amore..
Quando Theodor lo scopre non la prende molto bene.
Nel frattempo la produzione di sistemi operativi elabora un nuovo modello che rende obsoleta Samantha e tutti i sistemi operativi come lei che vengono percio` dismessi: anche Samantha scompare.
Theodor, dapprima disperato, sembra pero` aver superato la sua crisi post-matrimoniale e sembra di nuovo disposto a prendere in considerazione una partner “umana”.
Confesso che questo film mi e` piaciuto poco.
Anzitutto mi ricorda un vecchio film di Marco Ferreri del 1986, “I love you” in cui il protagonista Cristopher Lambert si innamora di un portachiavi che risponde “I love you” a ogni fischio che riceve (con elaborazioni varie), idea che di per se` mi era sembrata estremamente carina e, quella, originale davvero; per l’epoca in cui e` stata realizzata e per l’abilita` del grande regista: percio`questo film mi sembra un po’ una ribollita di quell’idea, attualizzata e al tempo stesso quasi normalizzata.
In effetti siamo abituati, adesso, a vedere persone che per strada sembrano parlare da sole, mentre stanno parlando al telefono, quindi il fatto di vedere persone che parlano con un apparecchio da cui esce una voce che sembra umana, ma in realta` e` quella di un computer non stupisce neanche tanto. Tantomeno stupisce gli “umani” del film, anzi, e` tutto un mondo di gente che parlotta al suo computer con aria beata.
Quanto poi al sistema operativo-Samantha che “sblocca” Theodor e poi viene messo da parte per “obsolescenza”, beh, non si puo` certo dire che non ce l’aspettavamo..
In un certo senso mi sarebbe sembrato ben piu` originale un finale in cui la storia d’amore tra uomo e computer NON si fosse interrotta.
Infine, la sconcertante rivelazione che i meccanismi dell’amore siano cosi` prevedibili da potere essere “insegnati” a un computer, che nasconde il concetto che ciascuno di noi si innamora quando si sente dire cio` che desidera sentirsi dire, o forse che ciascuno di noi sa benissimo cosa deve fare che sia interessato a farci innamorare.
Il che, secondo me, non e` sempre vero. Fortunatamente.