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Testo Libero

14 ottobre 2017 6 14 /10 /ottobre /2017 03:51

 

Non deve essere certamente una situazione piacevole trovarsi nel deserto, solo, con un piede poggiato su una mina anti uomo sapendo che, molto probabilmente se si solleva la gamba l'ordigno esplodera'.

Questo e' pero' quello che succede a Mike Stevens, un marine in missione con il compagno Tommy Madison nel nord Africa.

Mike, tiratore scelto, avrebbe dovuto colpire un pericoloso terrorista, ma i contorni della missione non erano chiari, e i due falliranno.

In fuga nel deserto braccati dagli accompagnatori del presunto terrorista, che li avevano scoperti, finiranno in un campo minato, dove Tommy morira'.

Inginocchiato e con un piede sulla (presunta) mina, Mike cerchera', con una lucidita' che man mano veniva meno, di risolvere la situazione e dare informazioni ai suoi soccorritori per venirlo a salvare con la radiotrasmittente che era riuscito faticosamente a recuperate da Tommy.

Dovra' vedersela con iene, predatori e i fantasmi del suo inconscio.

Un berbero, che con l'aiuto della figlia (deceduta per lo scoppio di una mina) tempo addietro sminava il territorio, lo aiutera'...

 

Mine, l'opera prima di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (Fabio&Fabio) e' un originale film giocato sulla psicologia e le reazioni del protagonista (ottimamente interpretato da Armie Hammer) in una situazione estrema come quella in cui si e' trovato.

Nella seconda parte del film, flashback e miraggi o visioni di personaggi in realta' inesistenti rendono la trama un po' confusa, cosi' come peraltro doveva essere la mente del protagonista dopo due giorni in quelle condizioni...

Di Fabio&Fabio, oltre alla regia, e' la sceneggiatura. Infatti i due hanno al loro attivo, come sceneggiatori, tre cortometraggi e un film, True Love, diretto da Enrico Clerico Nasino.

Buona la colonna sonora, di Luca Balboni e Andrea Bonini.

Mine e' una coproduzione di Stati Uniti d'America, Italia e Spagna.

Mine - (Fabio Guaglione, Fabio Resinaro, 2015) - Recensione - Con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Juliet Aubrey, Geoff Bell

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13 ottobre 2017 5 13 /10 /ottobre /2017 03:36

 

La scelta del film da vedere alla sera, in modo da concludere in modo degno una giornata lavorativa o di festa, e' sempre un momento, tra virgolette, "importante".

Sia che la visione avvenga tra le quattro mura domestiche che al cinematografo, il rischio e' quello di buttare via ignobilmente 2 ore (e il costo del biglietto di ingresso, nel secondo caso) che magari potevano essere impiegati piu' proficuamente (ed economicamente) in altro modo.

Fortunatamente, oggi, un importante aiuto per la scelta della pellicola che fa al caso nostro e' senza dubbio il web, in cui parecchi siti, compreso questo che state leggendo, offrono spunti, trame e recensioni tra le quali districarsi per la decisione finale.

Ovviamente il tutto va "pesato" considerando la vostra inclinazione naturale.

Personalmente credo che non sia male anche cercare nelle pellicole da vedere qualcosa che aiuti la propria crescita (concedetemi questa parola) "culturale". Abbrutirsi tra cinepanettoni e b-movie trash non lo ritengo sano...

Nel mio piccolo, tra gli oltre 700 film che "recensisco" qui ( http://petardo.over-blog.it/tag/film/ ), non troverete mai o quasi mai (e nel caso e' dichiarato) "film spazzatura", o almeno queli che io considero tali, dato che li evito accuratamente.

Naturalmente qualche stroncatura c'e', perche' anche un film di cui si parla bene da molte parti puo' non andare d'accordo con i propri gusti.

Qui sotto elenco alcuni siti che utilizzo per cercare informazioni e nuovi stimoli riguardanti le pellicole da vedere.

 

Wikipedia

Il celeberrimo e meritorio sito generalista offre una grande panoramica di film, recenti, datati e storici, da consultare. In genere non da' giudizi personali, ma e' molto interessante per conoscere l'argomento trattato, le trame (attenzione, qualche volte "spoilerate"), i protagonisti e le curiosita' relative a ciascun film.

 

Mymovies ( http://www.mymovies.it/ )

Questo sito non puo' mancare in questa breve rassegna, essendo forse quello che attualmente e' il piu' visitato in questo ambito. Si trovano le recensioni di moltissimi film e qualche commento "del pubblico".

 

Cinematografo ( http://www.cinematografo.it/ )

Della Fondazione Ente dello Spettacolo, e' una realtà articolata e multimediale, impegnata nella diffusione, promozione e valorizzazione della cultura cinematografica in Italia. Anche qui si possono trovare ottime recensioni.

 

Filmup ( http://filmup.leonardo.it/ )

Simile a Mymovies ma recentemente un po' sottotono.

 

Oltre a questo siti ne esistono altri, in particolare le cosiddette "fanzine" che parlano di film in modo generalmente piu' mirato secondo i gusti degli autori.

 

Uno piuttosto recente e interessante e' MadMass.it ( https://www.madmass.it/ ) che dichiara essere una "Fanzine dedicata al cinema e all’intrattenimento tra arte, marketing ed esperienza di consumo."

I due autori, Marco e Paolo, da sempre appassionati di film (e, tra parentesi, di gaming), offrono un taglio che puo' essere apprezzato da molti, taglio che potrete individuare leggendo i loro "curriculum" qui https://www.madmass.it/chi-siamo/

 

 

 

Come sceglere il film da vedere la sera (in TV, su SKY o al cinema)

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7 ottobre 2017 6 07 /10 /ottobre /2017 02:23

 

Melbourne, il titolo di questo film, rischia di essere solo un miraggio per Amir e Sara, una giovane coppia di iraniani in procinto di emigrare (almeno temporaneamente) nella citta' australiana.

E' quasi tutto pronto per la partenza quando la babysitter di un vicino di casa chiede a Sara di tenerle il neonato che sta accudendo per "pochi minuti" in quanto ha un impegno e il padre della piccola non e' in casa.

Malgrado la situazione (tra l'altro pare che Sara non conosce bene ne' la babysitter ne' il vicino), lei accetta.

Qui succede l'imponderabile: il neonato muore, probabilmente a causa della cosiddetta "sindrome della morte in culla".

La giovane coppia deve gestire questo drammatico evento, e non sembra farlo nel migliore dei modi...

 

Melbourne e' un film che il regista Nima Javidi e' riuscito a girare sicuramente con mezzi e risorse ridotte: infatti si svolge quasi completamente all'interno dell'appartamento affittato dai due coniugi protagonisti.

Un po' giallo e un po' thriller psicologico, l'anomalo film di Javidi (qui alla sua opera prima) e' tale da rendere lo spettatore piuttosto teso e inquieto.

L'andirivieni delle varie persone che, per differenti motivi, entrano nell'appartamento e ai quali Amir e Sara non dicono la verita' (soprattutto per volere del "maschio" della famiglia) crea sicuramente una certa suspense, che pero' rimane sempre li', un po' irrisolta.

Stupisce il fatto che le scelte di Amir appaiano quasi sempre molto irrazionali, soprattutto perche' lui e' ingegnere, come ripetutamente lo chiama il traslocatore.

E' questo che inquieta nel film, che puo' essere vissuto come uno di quegli incubi dove uno vorrebbe correre ma c'e' qualcosa che gli impedisce di farlo, e forse questo e' anche il suo limite.

Discreta la prova degli attori, sconosciuti ad un pubblico occidentale.

 

 

Melbourne - ( Nima Javidi, 2014) - Recensione - Con Peyman Moaadi, Negar Javaherian, Mani Haghighi, Shirin Yazdanbakhsh, Elham Korda

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26 settembre 2017 2 26 /09 /settembre /2017 04:32

 

Le guerre in medio oriente hanno prodotto cio' che nessuno vorrebbe succedesse: da una non meno precisata bomba batteriologica, nell'atmosfera terrestre si sta diffondendo rapidamente un agente patogeno che sta provocando milioni di vittime.

La cosa, dagli Stati Uniti, appare in un primo tempo controllabile: il medio oriente e' lontano, ma la "nuvola" patogena si avvicina rapidamente alla costa est.

Dai telegiornali si iniziano a vedere le prime vittime, ed inizia a scoppiare il panico.

Questa drammatica vicenda e' vista con gli occhi di tre coppie statunitensi che devono affrontare la probabile imminente fine del mondo e la loro morte.

Il marito di una di queste coppie, la piu' anziana, si sente in colpa perche' ha contribuito allo studio e all' "invenzione" dell'agente patogeno. Come purtroppo non infrequentemente avviene, anche in questo caso l' "arma di distruzione di massa" e' stata studiata negli States e poi fornita illecitamente a terroristi che ne hanno fatto uso...

 

Verso la fine del mondo si inserisce nel filone dei film catastrofisti, anche se in questo caso gli "effetti speciali" sono praticamente assenti.

Secondo le intenzioni di regista e sceneggiatore, questo voleva essere un film sul significato della vita, argomento affrontato inevitabilmente dalle tre coppie che si trovano in questo drammatico frangente, e infatti lo e', ma con risultati a mio avviso piuttosto scadenti.

I dialoghi scivolano tra l'ovvio e il melenso, senza elementi che possano interessare uno spettatore mediamente preparato, e quindi alla fine il film risulta perfino noioso, nonostante la durata che non supera l'ora e mezza.

Neanche il (preannunciato, tra le righe) colpo di scena finale (anch'esso peraltro piuttosto banale) puo' risollevare le sorti di una pellicola deludente.

 

Valutazione personale:4/10

 

Verso la fine del mondo - (Brian Horiuki, 2014) - Recensione - Con Teresa palmer, Rosario Dawson, Alexis Bledel, Gena Rowland

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25 settembre 2017 1 25 /09 /settembre /2017 03:03

 

Nella ricchissima e modernissima Abu Dhabi vivono tre ragazzi venticinquenni.

Ramy, saudita, abita con l'apprensiva mamma e fa il "vlogger". Posta filmati nei quali, dalla sua comoda stanzetta, racconta, ma solo per sentito dire, quello che sa della primavera araba. Si vanta di avere 737 follower su twitter.

Omar e' figlio di un diplomatico siriano. Lavora come personal trainer e sono anni che non ha piu' contatti con il padre. Ha una moglie in procinto di avere un bambino.

Jay fa il DJ. E' figlio di un ricchissimo sceicco che per mantenerlo gli passa una paghetta da 20.000 dollari al mese.

E' da quando il loro quarto amico, Rady, muore sotto i bombardamenti di Beirut del 2006 che non si frequentano piu'. Quella volta avrebbero dovuto andare anche loro da Abu Dhabi a Beirut in automobile con Rady, ma, per varie ragioni, lo lasciarono andare da solo.

Su iniziativa di Omar, si incontrano. Lui, che si sente almeno in parte responsabile di quanto accaduto allora, propone di rifare il viaggio che avrebbero dovuto fare cinque anni prima per rendere omaggio alla tomba di Rady. Dopo qualche resistenza iniziale, gi amici accettano.

Partono con un fiammante SUV Range Rover non scegliendo il percorso piu' breve ma uno "turistico", toccando prima Petra e poi la Siria.

Gli inconvenienti, all'inizio piuttosto buffi ma che finiscono nel tragico quando arrivano nell'ancora oggi tormentato paese mediorientale, non mancheranno...

 

"Viaggio da paura", brutto titolo italiano che nell'originale suonava piu' o meno "Da A a B", dove A significa Abu Dhabi e B sta per Beirut, e' un classico road movie paracadutato in medio oriente.

Le musiche, i loro modi di fare e molte situazioni richiamano chiaramente il mondo occidentale.

Anche alcune inquadrature sono di stampo prettamente occidentale, e mi spingo a dire che il regista e gli sceneggiatori di questo film hanno sicuramente visto Fandango, di Kevin Reynolds, del 1985 ( http://petardo.over-blog.it/2014/09/fandango-kevin-reynolds-1985-recensione.html ).

Non per questo "Viaggio da paura" diventa meno interessante, anzi. La vita "normale" dei quattro superficiali ragazzi e la consapevolezza cresciuta (loro malgrado) a causa delle drammatiche situazioni che vivono durante il viaggio sono aspetti che fanno di questo film una piacevole sorpresa.

Divertente e disincantato, offre nella prima parte uno spaccato inedito della vita e delle aspettative delle persone che vivono in quelle zone.

La seconda parte, piu' drammatica, sebbene apprezzabile a mio avviso perde un po' di credibilita'.

Detto questo ritengo la visione di questo film molto consigliabile, anche perche' il giovane regista Ali F. Mostafa (madre londinese e padre di Dubai), ha fatto indubbiamente un ottimo lavoro.

Curiosamente, nei titoli di coda c'e' l'indicazione di quello che faranno i 3 ragazzi nella loro vita dopo quell'avventura, come se la vicenda raccontata fosse realmente accaduta.

 

 

 

 

 

Viaggio da paura - Ali F. Mostafa, 2015) - recensione - Con Fahad Albutairi, Shadi Alfons, Fadi Rifaai, Madeline Zima, Wonho Chung

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25 settembre 2017 1 25 /09 /settembre /2017 02:59

 

La Boca e' una fredda, plumbea e triste localita' sulla costa cilena dove sono confinati 4 ex sacerdoti e una suora (o ex suora?) colpevoli di essersi macchiati di gravi peccati.

Si va dalla pedofilia (forse solo virtuale) di uno degli ospiti, alla contiguita' colpevole verso il regime dittatoriale cileno, alla compravendita di bambini.

Ad accudire i quattro (dei quali uno e' affetto da demenza senile) una suora non certamente indifesa.

Allevano un cane levriero con il quale partecipano a gare ricavandone proventi (e probabilmente non potrebbero).

Alla casa arrivera' un nuovo misterioso ospite, Lazcano. Ben presto si capira' che anche lui e' un sacerdote che si e' macchiato di gravi atti di pedofilia.

Uno degli ex ragazzi violati, Sandokan, ora diventato un adulto disturbato e senza tetto, lo ha seguito fino a La Boca.

Dal cancelletto dell'abitazione dove alloggiano Sandokan snocciola ad alta voce, e con una certa dovizia di particolari, le pratiche che ha subito da giovane.

Gli ospiti della casa/confino offrono a Lazcano una pistola (!) con la quale spaventare Sandokan per mandarlo via, ma, una volta uscito, rivolge l'arma verso di se' e si uccide.

Per fare luce sul grave episodio arriva al "club" un altro sacerdote. Un gesuita (psicologo) che appare determinato ed integerrimo...

 

Il club, diretto e scritto (assieme a Guillermo Calderón e Daniel Villalobos) da Pablo Larraín, e' un'opera certamente interessante e ottimamente realizzata.

Altrettanto sicuramente e' dura e "scomoda" da vedere, in certi passi quasi insopportabile, ma d'altronde anche quello che racconta (e che purtroppo non e' solo frutto della fantasia degli autori) e' insopportabile.

La grevita' del film non e' alleggerita dal plumbeo paesaggio, dal minaccioso oceano e da un cielo grigio dal quale il sole si vede molto raramente, dove vivono i protagonisti di questa pellicola anche loro gravati dal peso delle loro colpe.

Di Pablo Larraín ho visto recentemente il suo film successivo, Neruda ( http://petardo.over-blog.it/2017/09/neruda-pablo-larrain-2016-recensione-con-luis-gnecco-gael-garcia-bernal-mercedes-moran-diego-munoz-pablo-derqui.html ). Entrambe le opere hanno uno stile del tutto personale e riconoscibile che fanno di Larrain uno degli autori piu' interessanti del panorama cinematografico attuale, in particolare per chi nei film non cerca relax ed evasione...

Inquietanti (quindi adatte) e direi anche piuttosto belle le musiche della colonna sonora, di Carlos Cabezas.

Pur non essendoci scene particolarmente "scabrose", per il linguaggio usato, (in particolare da Sandokan), il film e' destinato ad un pubblico adulto.

Il club - (Pablo Larrain, 2015) - Recensione - Con Roberto Farías, Antonia Zegers, Alfredo Castro, Alejandro Goic, Alejandro Sieveking

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24 settembre 2017 7 24 /09 /settembre /2017 03:53

 

1948. Videla viene eletto presidente del Cile anche con i voti del partito comunista ma, una volta al potere, ingerenze statunitensi fanno si che lo stesso partito sia messo fuorilegge.

Esponente iconico e cardine del partito comunista cileno e' Pablo Neruda, che accusa apertamente il presidente di questa decisione liberticida, e per questo sara' perseguitato.

Dovra' fuggire, e lo fara' assieme alla moglie, aiutato in questo dai compagni disseminati nel paese.

Alla sua ricerca c'e' Óscar Peluchonneau. Quest'ultimo personaggio, che non e' parte della biografia di Neruda ma e' stato inventato per questo film, e' anche la voce narrante fuori campo...

 

Neruda e' un'opera decisamente anomala nel panorama dei film biografici o pressoche' biografici come questo.

Sicuramente la voce narrante "dalla parte sbagliata" fa assumere al film una prospettiva obliqua che puo' lasciare nello spettatore sensazioni contrastanti, incerte.

Stranianti e interessanti sono anche molte scene presenti nella pellicola, prima fra tutte la sala da bagno del parlamento cileno dove troneggiano, al centro, poltrone e divani e dove la diatriba politica prosegue (o avviene?) mentre i senatori espletano funzioni corporali.

Anche la figura di Pablo Neruda non e' dipinta come ci si aspetterebbe.

Autorevole, iconico ma anche narcisista e (forse giustamente) arrogante verso gli avversari traditori. Comunista privilegiato.

Un comunista privilegiato apprezzato dalle signore malgrado l'aspetto non certamente gradevole e non edulcorato dall'attore che lo interpreta, truccato con un potente riporto dei capelli che non mi sembra avesse il vero Neruda.

Frequentatore di bordelli, sembra lasci apposta brandelli del suo passaggio, come i suoi libri autografati, in modo che Peluchonneau non lo perda di vista.

D'altronde, come una signora del popolo (quello vero) gli fa notare (turbandolo), in qualche modo la sua fama quasi leggendaria ha bisogno della persecuzione da parte del potere per sopravvivere.

Neruda e' certamente anche un esercizio di stile da parte del regista, Pablo Larraín, quasi sempre esercizi coerenti con il contesto del racconto, ma che per alcuni possono sembrare talvolta ridondanti, fini a loro stessi e intellettualoidi.

E' comunque sicuramente un film da vedere, sia per la storia raccontata (da non dimenticare) che per il modo nel quale e' proposta.

Suggestiva la colonna sonora, di autori vari.

 

Neruda - (Pablo Larrain, 2016) - Recensione - Con Luis Gnecco, Gael García Bernal, Mercedes Morán, Diego Muñoz, Pablo Derqui

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23 settembre 2017 6 23 /09 /settembre /2017 04:30

 

Ramona si fa chiamare Ray. E' una ragazza sedicenne che dall'eta' di 5 anni non accetta il suo corpo femminile. Lei (o lui), dentro, e' un ragazzo.

Anche la sua famiglia e' un po' particolare (come il brutto sottotitolo italiano suggerisce).

Vive con la madre, la nonna e la compagna della nonna.

Queste ultime sono due simpatiche signore (lesbiche) che ospitano la figlia e la nipote, anche se sotto sotto vorrebbero che andassero a vivere per conto loro.

La madre di Ray non vede il presunto padre da una decina d'anni, e ha avuto una poco chiara storia con il cognato.

Tutte e tre hanno accettato da tempo la situazione anomala di Ray, che pero' e' insoddisfatta del suo stato e della vita che sta conducendo. Vorrebbe fortissimamente intraprendere una cura ormonale per cambiate sesso, mentre nonna e madre preferirebbero una soluzione meno drastica.

Essendo minorenne, per iniziare il trattamento Ray necessita dell'approvazione firmata da entrambi i genitori, ma il padre deve essere prima trovato e poi convinto che quella soluzione sia la migliore per la figlia...

 

Non c'e' dubbio che 3 Generations affronti la tematica della confusione dei sessi in modo disincantato e, anche se non da parte di Ray, piuttosto divertente. Ray infatti non vive affatto bene la sua condizione, e vorrebbe cambiare "tutto" il piu' presto possibile.

La regista e soggettista e' Gaby Dellal, qui al suo secondo lungometraggio. Mi pare abbia fatto un ottimo lavoro, probabilmente anche supportata da attrici quali Susan Sarandon (la nonna) e Naomi Watts (la madre).

Convincente anche l'interpretazione della giovane Elle Fanning, che impersona Ray. 

 

 

3 Generations - Una famiglia quasi perfetta - (Gaby Dellal, 2015) - Recensione - Con Naomi Watts, Susan Sarandon, Elle Fanning, Linda Emond, Tate Donovan

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18 settembre 2017 1 18 /09 /settembre /2017 04:05

 

La tormenta di neve flagella le montagne del Wyoming mentre una diligenza trainata da 4 cavalli core verso la localita' di Red Rock. Il cacciatore di taglie John Ruth non perde di vista la sua preda Daisy Domergue, una ricercata "viva o morta" che Ruth, come e' sua abitudine, vuole consegnare viva alle forze dell'ordine per venire impiccata.

Siamo attorno al 1870, e le ferite della guerra civile americana non sono ancora rimarginate.

Lungo la strada carica un altro cacciatore di taglie, Marquis Warren, con tre criminali, questa volta cadaveri. Marquis, di colore, e' un ex militare nordista famoso per le sue gesta che conserva gelosamente una lettera del presidente Lincoln che lo omaggia.

Caricano anche Chris Mannix, in difficolta' pure lui a causa del cavallo che non ce l'ha fatta. Dice di essere il nuovo sceriffo di Red Rock, anche se il suo atteggiamento non e' certamente "da duro" come quello dei primi due.

Prima di arrivare a Red Rock si fermano all'emporio di Minnie, ma di Minnie e del marito Sweet Dave non c'e' traccia. La locanda e' affidata temporaneamente a Bob che dice che i proprietari sono in viaggio per fare visita alla madre di lei.

All'emporio alloggia anche un ex generale sudista, un tizio che afferma di essere il boia di Red Rock e un cowboy intento a scrivere la sua vita.

Ma non tutti sono quello che dichiarano di essere...

 

The Hateful Eight, ovvero "i detestabili otto", titolo scelto probabilmente da Tarantino per richiamare un altro famoso western del 1960, "The Magnificent Seven" (i magnifici sette), e' l'ultima fatica del regista famoso per i suoi film originali e quasi sempre un po' "pulp".

Sull'originalita' e in particolare sul "pulp", specie nell'ultima parte del film, anche The Hateful Eight non e' avaro di scene, sebbene, come spesso succede con Tarantino, coniugate con ironia beffarda.

Comunque, per le persone sensibili agli schizzi di sangue ed altro, forse non e' il film piu' adatto.

La maggior parte del lungometraggio (di quasi 3 ore) si svolge all'interno dell'emporio, un po' come se fosse il palcoscenico di un teatro. In effetti i dialoghi, che riescono ad essere contemporaneamente originali e di maniera, sono piuttosto teatrali.

Il formato della pellicola, il vetusto "Panavision 70" abbraccia tutta l'immagine della scena permettendo allo spettatore di vedere spesso piu' persone in azione nella stessa inquadratura.

Il film, dove si toccano alcuni argomenti politici, veri all'epoca ma non ancora risolti oggi, come, in particolare, il razzismo, prende presto una piega da thriller giallo, e cosi' sara' fino alla fine.

Tutto verra' spiegato inusitatamente nei minimi dettagli.

Tipicamente "tarantiniano", The Hateful Eight tiene accesa l'attenzione dello spettatore nonostante la durata, anche se, rispetto all'ultimo Django-unchained  ( http://petardo.over-blog.it/article-django-unchained-quentin-tarantino-2012-120467698.html ) a me personalmente, che NON sono un fan di Tarantino, e' piaciuto meno. Forse perche' spesso eccessivo ed eccessivamente pulp.

Un'altra delusione e' stata la colonna sonora del mitico Morricone (di cui invece sono fan) che con questo lavoro ha vinto l'Oscar. Mi pare che molti dei suoi lavori precedenti fossero decisamente piu' meritevoli di questo riconoscimento, forse assegnatogli a mo' di riparazione per la mancata assegnazione del premio a sue colonne sonore che restano nella storia della cinematografia.

The Hateful Eight - (Quentin Tarantino, 2015) - Recensione - Con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir

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16 settembre 2017 6 16 /09 /settembre /2017 02:50

 

In un liceo di Milano la nuova preside non sopporta le attivita' non strettamente legate alla didattica, e le boicotta duramente.

In particolare sono boicottati (per non dire vessati) un gruppo di ragazzi e ragazze che formano una band musicale.

Vorrebbero partecipare ad un contest organizzato da una emittente radiofonica dove i vari concorrenti avrebbero potuto essere aiutati anche finanziariamente dalla scuola che frequentano.

Ma preside, insegnanti e genitori fanno di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote...

 

"Come diventare grandi nonostante i genitori", titolo peraltro piuttosto fuorviante per questo film, prende le mosse da una sitcom televisiva che ha come titolo il nome del gruppo dei ragazzi protagonisti: "Alex & Co", trasmesso da Disney Channel.

La Walt Disney Studios Motion Pictures Italia e' parte dell'iniziativa.

Sicuramente e' un film giovanilistico, per adolescenti, o qualcosa meno.

La trama riesce nel difficile compito di essere contemporaneamente incredibile e prevedibilissima, con coincidenze davvero improbabili.

Tutto e' studiato per fare leva sui sentimenti piu' epidermici e facili del genere umano, soprattutto adolescenziale.

Il regista di questo film e' specializzato in pellicole dedicate agli adolescenti (suo e' "tre metri sopra il cielo"), mentre lo sceneggiatore Gennaro Nunziante e' la firma dei film di Zalone.

Detto questo, per una serata di totale disimpegno, puo' anche andare bene, a patto di sapere a cosa si sta andando incontro e non pretendere di piu', anche perche' il cast e' di tutto rispetto e la recitazione piuttosto apprezzabile. Oltre alla gia' citata Buy, ritroviamo, tra gli altri, la Mezzogiorno, Citran e Matthew Modine.

La Buy interpreta la preside, che, come direbbero i giovani (ma non in questo film targato Disney), e' "una vera stronza", ma puo' la Margherituccia interpretare davvero un ruolo cosi' negativo?...

Non particolarmente originali le musiche del film, e leggermente melense quelle della band Alex & Co. Ma d'altronde la melassa ricopre uniformemente tutta la pellicola, lasciando lo spettatore, alla fine, con le mani appiccicaticce...

 

 

 

Come diventare grandi nonostante i genitori - (Luca Lucini, 2016) - Recensione - Con Margherita Buy, Giovanna Mezzogiorno, Matthew Modine, Leonardo Cecchi, Beatrice Vendramin

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