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Testo Libero

18 settembre 2017 1 18 /09 /settembre /2017 04:05

 

La tormenta di neve flagella le montagne del Wyoming mentre una diligenza trainata da 4 cavalli core verso la localita' di Red Rock. Il cacciatore di taglie John Ruth non perde di vista la sua preda Daisy Domergue, una ricercata "viva o morta" che Ruth, come e' sua abitudine, vuole consegnare viva alle forze dell'ordine per venire impiccata.

Siamo attorno al 1870, e le ferite della guerra civile americana non sono ancora rimarginate.

Lungo la strada carica un altro cacciatore di taglie, Marquis Warren, con tre criminali, questa volta cadaveri. Marquis, di colore, e' un ex militare nordista famoso per le sue gesta che conserva gelosamente una lettera del presidente Lincoln che lo omaggia.

Caricano anche Chris Mannix, in difficolta' pure lui a causa del cavallo che non ce l'ha fatta. Dice di essere il nuovo sceriffo di Red Rock, anche se il suo atteggiamento non e' certamente "da duro" come quello dei primi due.

Prima di arrivare a Red Rock si fermano all'emporio di Minnie, ma di Minnie e del marito Sweet Dave non c'e' traccia. La locanda e' affidata temporaneamente a Bob che dice che i proprietari sono in viaggio per fare visita alla madre di lei.

All'emporio alloggia anche un ex generale sudista, un tizio che afferma di essere il boia di Red Rock e un cowboy intento a scrivere la sua vita.

Ma non tutti sono quello che dichiarano di essere...

 

The Hateful Eight, ovvero "i detestabili otto", titolo scelto probabilmente da Tarantino per richiamare un altro famoso western del 1960, "The Magnificent Seven" (i magnifici sette), e' l'ultima fatica del regista famoso per i suoi film originali e quasi sempre un po' "pulp".

Sull'originalita' e in particolare sul "pulp", specie nell'ultima parte del film, anche The Hateful Eight non e' avaro di scene, sebbene, come spesso succede con Tarantino, coniugate con ironia beffarda.

Comunque, per le persone sensibili agli schizzi di sangue ed altro, forse non e' il film piu' adatto.

La maggior parte del lungometraggio (di quasi 3 ore) si svolge all'interno dell'emporio, un po' come se fosse il palcoscenico di un teatro. In effetti i dialoghi, che riescono ad essere contemporaneamente originali e di maniera, sono piuttosto teatrali.

Il formato della pellicola, il vetusto "Panavision 70" abbraccia tutta l'immagine della scena permettendo allo spettatore di vedere spesso piu' persone in azione nella stessa inquadratura.

Il film, dove si toccano alcuni argomenti politici, veri all'epoca ma non ancora risolti oggi, come, in particolare, il razzismo, prende presto una piega da thriller giallo, e cosi' sara' fino alla fine.

Tutto verra' spiegato inusitatamente nei minimi dettagli.

Tipicamente "tarantiniano", The Hateful Eight tiene accesa l'attenzione dello spettatore nonostante la durata, anche se, rispetto all'ultimo Django-unchained  ( http://petardo.over-blog.it/article-django-unchained-quentin-tarantino-2012-120467698.html ) a me personalmente, che NON sono un fan di Tarantino, e' piaciuto meno. Forse perche' spesso eccessivo ed eccessivamente pulp.

Un'altra delusione e' stata la colonna sonora del mitico Morricone (di cui invece sono fan) che con questo lavoro ha vinto l'Oscar. Mi pare che molti dei suoi lavori precedenti fossero decisamente piu' meritevoli di questo riconoscimento, forse assegnatogli a mo' di riparazione per la mancata assegnazione del premio a sue colonne sonore che restano nella storia della cinematografia.

The Hateful Eight - (Quentin Tarantino, 2015) - Recensione - Con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir

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Published by petardo - in Film
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