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Testo Libero

8 settembre 2017 5 08 /09 /settembre /2017 02:12

 

Il titolo italiano del film, "La corte", gioca sicuramente al doppio significato che questo termine ha nel lungometraggio. Quello originale francese, "L'Hermine", cioe' l''ermellino, no.

La corte nell'accezione giudiziaria del termine, dove l'integerrimo e preciso fino alla pignoleria Presidente della Corte d'Assise Michel Racine dirige con sicurezza (nonostante una forte influenza stagionale) un processo per infanticidio nel quale gli imputati sono il padre e la madre.

Ma la corte e' anche quella che il divorziato e attempato Michel intraprende nei confronti di una giurata casualmente presente a quel processo, Ditte Lorensen-Coteret.

Di Ditte, anestesista, si era infatuato qualche anno prima durante la degenza in ospedale a causa di un grave incidente, e qui non perde l'occasione per (ri)allacciare un rapporto piu' stretto con l'anestesista di origine danese, che sembra apprezzare.

L'integerrimo Michel non e' molto amato dai colleghi. La sua severita' e il suo carattere piuttosto freddo  provocano un certo malumore in alcuni giudici, che non perdono occasione di sparlarne (a sproposito) un po'.

Conoscera' anche la figlia adolescente di Ditte, una ragazzina vivace con un atteggiamento al limite dell'insolenza che pero', stranamente, diverte il severo Michel...

 

La corte e' un film che potrei considerare minimalista. Si svolge quasi tutto nell'aula del tribunale dove si celebra il processo, creando in questo modo una scena di tipo teatrale, dove anche i dialoghi accentuano questa caratteristica. Gli altri ambienti utilizzati (oltre a poche scene esterne) sono la casa di Michel, il bar dove si svolgono gli incontri con Ditte e alcuni flash back nell'ospedale dove Ditte accudisce a Michel e altri pazienti.

Un film raffinato e per palati raffinati. Recitato perfettamente da tutti gli interpreti, e, in particolare, da Fabrice Luchini (Michael), e Sidse Babett Knudsen (Ditte), che per questa pellicola hanno vinto rispettivamente il premio alla Migliore interpretazione maschile (Venezia 2015) e alla Migliore attrice non protagonista (Cesar 2016).

Sceneggiatura (anche questa premiata a Venezia) e regia di Christian Vincent.

Minimale e' anche l'interessante colonna sonora, presente solo per limitati periodi, di Claire Denamur.

 

 

La corte - (Christian Vincent, 2015) - Recensione - Con Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen, Eva Lallier, Miss Ming, Berenice Sand

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Published by petardo - in Film
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